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  • Ottant’anni di Repubblica italiana: una promessa di libertà

    Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, l’Italia si scopriva Repubblica. Fu una scelta fondativa, ma anche un atto di consapevolezza collettiva: dopo la guerra, le rovine, la dittatura e le ferite morali del Paese, gli italiani e le italiane furono chiamati a immaginare insieme un nuovo inizio. In quella giornata memorabile si affermò non soltanto una nuova forma di Stato, ma un’idea più alta di cittadinanza, di partecipazione e di dignità condivisa. Tra i significati più profondi di quella svolta vi è l’estensione del voto alle donne, passaggio che aprì simbolicamente e concretamente la strada al suffragio universale. Non possiamo pertanto non rivolgere un pensiero di gratitudine alle ventuno donne dell’Assemblea Costituente, protagoniste di una presenza discreta ma decisiva nella nascita della Repubblica. Con sensibilità, rigore e coraggio, portarono in Parlamento l’esperienza concreta della vita, della famiglia, del lavoro, della guerra e della ricostruzione, contribuendo a orientare i principi costituzionali verso una più piena idea di uguaglianza e di dignità. La loro voce, spesso minoritaria nei numeri ma fortissima nel valore civile, ha lasciato un segno duraturo nella storia italiana. La Repubblica nacque così sotto il segno della speranza e della responsabilità. Due anni più tardi, la Costituzione ne avrebbe fissato i principi, offrendo all’Italia una trama comune di valori: il lavoro, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà, il ripudio della guerra. Ancora oggi la Carta costituzionale appare come una pagina viva, non come un reperto del passato, perché continua a custodire l’orizzonte morale della convivenza democratica. Ma la storia repubblicana non è stata lineare né pacifica. In questi ottant’anni la democrazia italiana ha attraversato stagioni difficili, talvolta dolorose: le tensioni del dopoguerra, le contrapposizioni ideologiche della Guerra fredda, il terrorismo, le stragi, la violenza mafiosa, le crisi istituzionali, la sfiducia diffusa verso la politica. Più volte la tenuta democratica è apparsa fragile, esposta alla prova dei conflitti interni e delle ferite collettive. Eppure, proprio nelle fasi più buie, la Repubblica ha saputo trovare in sé le energie per resistere, ricomporsi e rinnovarsi. Dentro questo lungo cammino civile si colloca la figura di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica e testimone autorevole della continuità istituzionale italiana. La sua storia personale porta il segno di una delle ferite più profonde del Paese: l’uccisione del fratello Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, assassinato dalla mafia nel 1980 per il suo impegno rigoroso e innovatore. Quel lutto, che appartiene alla storia privata e insieme alla memoria pubblica dell’Italia, ha dato alla sua presenza istituzionale un valore ancora più forte: quello di una fedeltà sobria e tenace ai principi della legalità, della misura e del servizio. Celebrarne gli ottant’anni significa dunque rendere omaggio non soltanto a una data, ma a un percorso umano e civile che ha trasformato profondamente il Paese. La Repubblica italiana è stata, ed è ancora, una costruzione paziente: fatta di conquiste, di memorie, di lutti, di cadute e di rinascite, di diritti affermati e di libertà difese. È una storia che appartiene a tutti, ma che domanda a ciascuno di essere custodita con consapevolezza. E forse è proprio qui il senso più autentico di questo anniversario: ricordare che la democrazia non è mai un’acquisizione definitiva, ma una realtà viva, da proteggere e alimentare ogni giorno. Ottant’anni dopo, la Repubblica continua a dirci che il futuro non nasce dal caso, bensì dalla responsabilità condivisa di una comunità che ha scelto, e deve continuare a scegliere, la libertà. Concetta Cirigliano Perna AM ------------- Eighty Years of the Italian Republic: A Promise of Freedom Eighty years ago, on 2 June 1946, Italy discovered itself to be a Republic. It was a foundational choice, but also an act of collective awareness: after the war, the devastation, the dictatorship and the country’s moral wounds, Italians were called upon to imagine a new beginning together. On that memorable day, not only was a new form of State affirmed, but also a higher idea of citizenship, participation and shared dignity. Among the deepest meanings of that turning point was the extension of voting rights to women – a step that symbolically and concretely opened the way to universal suffrage. We cannot therefore fail to express our gratitude to the twenty-one women of the Constituent Assembly, whose discreet yet decisive presence shaped the birth of the Republic. With sensitivity, rigour and courage, they brought into Parliament the concrete experience of life, family, work, war and reconstruction, helping to guide constitutional principles towards a fuller idea of equality and dignity. Their voices, often a minority in number but extraordinarily powerful in civic value, left a lasting mark on Italian history. The Republic was thus born under the sign of hope and responsibility. Two years later, the Constitution would enshrine its principles, offering Italy a shared framework of values: work, equality, freedom, solidarity and the rejection of war. Even today, the Constitution appears as a living document rather than a relic of the past, because it continues to safeguard the moral horizon of democratic coexistence. Yet the history of the Republic has not been linear or peaceful. Over these eighty years, Italian democracy has passed through difficult and at times painful periods: the tensions of the post-war years, the ideological divisions of the Cold War, terrorism, massacres, mafia violence, institutional crises and widespread distrust towards politics. More than once, democratic stability appeared fragile, exposed to the strain of internal conflict and collective wounds. And yet, precisely in its darkest moments, the Republic found within itself the strength to resist, recover and renew itself. Within this long civic journey stands the figure of Sergio Mattarella, President of the Republic and an authoritative witness to the continuity of Italian institutions. His personal story bears the mark of one of the country’s deepest wounds: the murder of his brother Piersanti Mattarella, President of the Sicilian Region, assassinated by the mafia in 1980 because of his rigorous and reform-minded commitment. That loss, belonging both to private history and to Italy’s public memory, has given his institutional role an even greater significance – that of a sober and steadfast fidelity to the principles of legality, restraint and service. To celebrate these eighty years therefore means paying tribute not merely to a date, but to a human and civic journey that has profoundly transformed the country. The Italian Republic has been, and still is, a patient construction: shaped by achievements, memories, mourning, setbacks and rebirths, by rights affirmed and freedoms defended. It is a history that belongs to everyone, yet one that asks each of us to safeguard it with awareness. And perhaps this is the truest meaning of this anniversary: to remember that democracy is never a definitive achievement, but a living reality to be protected and nourished every day. Eighty years on, the Republic still reminds us that the future is not born by chance, but through the shared responsibility of a community that chose, and must continue to choose, freedom. Concetta Cirigliano Perna AM

  • Qui Roma... effetto Strega! “Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno scopo”

    È domenica mattina, dopo aver attraversato la città mi trovo in un appartamento di Roma nord, quartiere Parioli, Via Fratelli Ruspoli 2, ultimo piano. Salgo insieme a un gruppo di giovani e in ascensore apprendo che sono della Scuola del Libro. Entro con loro e mi sento a casa, perché è una casa piena di libri... circa 25.000! Più che una biblioteca è un museo del libro in una casa, una casa museo. In soggiorno trenta sedie, ad accoglierci il presidente della Fondazione Bellonci che ci racconterà dove siamo e come tutto è cominciato. È la casa di Goffredo e Maria Bellonci, lui giornalista, vent’anni più di Maria, fondatore della terza pagina letteraria, una formula tipica della cronaca letteraria italiana poi adottata da tutti gli altri giornali; lei scrittrice, esordisce con il suo primo romanzo vincendo il premio Viareggio. Non so quanti sappiano che il premio letterario più prestigioso d’Italia e tra i premi più importanti al mondo di fatto nasce a casa loro; da riunioni domenicali tra amici, che iniziano l’11 giugno del 1944; non una domenica qualunque, ma quella successiva all’ingresso delle truppe alleate a Roma, che il 4 giugno del 1944 viene così liberata dall’occupazione nazifascista. All’inizio le riunioni hanno lo scopo di riabbracciare gli amici che si erano dovuti rifugiare fuori Roma perché ebrei o perseguitati politici: De Benedetti, Moravia, Morante, e altri. Dal diario di Maria: “Ora era arrivato il giugno 1944 e l’11 di quel mese avevamo cominciato a ritrovarci senza più nasconderci e dandoci appuntamento da una domenica all’altra” [...] “finito l’incubo gli amici continuarono a venire nel tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione. Prendiamo tutti coraggio da questo sentirci insieme”. È questa la prima riunione di quelli che da allora in poi si definiranno “Amici della domenica”. Un gruppo di persone, di lettori e letterati, non solo scrittori ma anche artisti e umanisti, accomunati dal desiderio di rifondare la cultura letteraria italiana che era andata perduta negli anni della guerra. Queste riunioni e lo spirito che le animava sono uno dei primi segnali della rinascita di Roma e del Paese e del desiderio diffuso nel ceto intellettuale di connotare la nuova Italia anche attraverso una ripresa della vita culturale. Di salotti letterari ce ne sono vari a Roma in quegli anni e diventano presto delle istituzioni culturali dove si elabora la cultura dell’Italia post-fascismo. Un’Istituzione quindi tipicamente romana che tiene insieme un tessuto di scrittori e artisti importanti. Roma all’epoca non era una capitale dell’editoria, i centri editoriali erano a Firenze, Milano e Torino, ma dal '45 diventa centro di elaborazione culturale, letteraria, pittorica, teatrale. A Roma non esisteva neanche un premio letterario mentre ne erano già nati vari in tutta Italia, i più famosi Bagutta e Viareggio. Pochi mesi dopo il referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani scelsero tra monarchia e repubblica ed anche il primo in cui il voto è stato esteso alle donne, tra questi amici maturò l’idea di dare vita ad un premio letterario di tipo nuovo, capace di riflettere il desiderio di rinascita di un’intera società attraverso una giuria “vasta e democratica”. Diversamente, quindi, da tutti gli altri premi letterari anche esteri (es. Goncourt in Francia, Pulitzer in America) in cui era una giuria ristretta a scegliere. Chi organizza la struttura del premio è Maria e lo fa proprio attenendosi alle norme del referendum. Si era unito al gruppo anche un "giovane industriale attento e interessato alla cultura", Guido Alberti, titolare di un’azienda di Benevento, abile a coltivare relazioni con il mondo dello spettacolo. A Benevento preferisce Roma ove frequenta i caffè di Via Veneto e dove incontra Cardarelli e Flaiano che lo convincono a unirsi a loro. Quando nasce l’idea di un Premio viene naturale chiedere a lui di mettere il capitale come espressione di alleanza tra cultura e impresa; lui accetta e chiede che il premio si chiami come il prodotto premium dell’azienda di famiglia, il “Liquore Strega”, nato nel 1860 evocando un’antica leggenda che narra la città di Benevento quale ritrovo di tutte le streghe del mondo. Questa è la storia; se volete riviverla con loro, Maria le ha dedicato un libro: “Il Premio Strega”. È il racconto di una sfida nata tra le mura di casa: ricostruire il Paese appena uscito dalla guerra, un libro alla volta. Il motto è: “Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno scopo”. Quando nasce il Premio Strega l’Italia è un Paese analfabeta, solo il 15% della popolazione ha un’istruzione superiore alla quinta elementare e gran parte degli italiani in casa utilizza solo il dialetto per comunicare. Quando nel 1959 vince “Il gattopardo” sarà il primo best seller, arrivando a 600.000 copie nel primo anno, quando i lettori sono il 20% della popolazione. Dal 1946 ad oggi, in questi ottant’anni, la storia del Premio ha accompagnato la Repubblica sin dalla sua nascita, e nelle opere che hanno partecipato ritroviamo i sentimenti e le tematiche che hanno attraversato nello stesso periodo la società italiana. Nel 2026 le due storie parallele si incontrano: mentre l’Italia celebra gli ottant’anni della Repubblica, il mondo letterario celebra l’ottantesima edizione del Premio Strega. Maria e Goffredo non abitano più qui... ma tutto di loro è custodito: i libri, le foto, il pensiero e soprattutto le conseguenze, perché non finisce qui. Maria è stata l’anima visionaria del Premio, nel 1986 la convincono a partecipare con il suo “Rinascimento privato” e muore vincitrice postuma a 83 anni. Nello stesso anno per iniziativa dell’amica rimasta a fianco di Maria fino all’ultimo, Anna Maria Rimoaldi, segretaria, collaboratrice nonché esecutrice testamentaria, nasce la Fondazione Bellonci. Dapprima proseguirà in affitto, fin quando negli anni Novanta la casa viene acquistata dal Comune di Roma che la dona alla fondazione, vincolata dal Ministero dei Beni Culturali come di eccezionale valore culturale sia per il contenuto di libri e quadri sia per la sua funzione. La fondazione organizza annualmente il Premio Strega e svolge un’intensa attività di diffusione della letteratura italiana contemporanea, specialmente nelle scuole, è promotrice di numerose iniziative culturali in Italia e all’estero con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e letterario del nostro Paese. L’intera biblioteca è visitata da studiosi ed è consultabile in modalità OPAC (Online Public Access Catalogue). In seguito, al premio di narrativa italiana si sono aggiunti il Premio Europeo, il Premio Ragazze e Ragazzi, il Premio Poesia e infine il Premio Saggistica. La casa è stata restaurata, ma la posizione dei libri è quella originaria di come li hanno disposti Maria e Goffredo. Ci sono i loro oggetti, la poltrona, la scrivania, la macchina da scrivere, i quadri e quelli più che mai pubblici: la leggendaria lavagna su cui veniva registrato con il gesso il punteggio dei cinque finalisti e la storica urna di votazione, in cartone, decorata dall’illustratore Mino Maccari con l’immagine di una strega e il motto. L’urna di cartone verrà utilizzata per più di trenta anni, fino al 1980, poi subentrerà la votazione telematica. Nel 2016, nasce il progetto “Streghe d’artista” per la realizzazione di un nuovo manifesto del premio ogni anno, con i migliori illustratori italiani che si ispirano liberamente al disegno di Mino Maccari sulla prima urna. Il rito prevedeva che il vincitore firmasse l’urna e ricevesse insieme al premio in denaro una bottiglia di Liquore Strega da cui bere direttamente un sorso. Il prestigio dello Strega non si spiega solo con i dati di vendita dei suoi vincitori, ma anche con la forza identitaria di un rito collettivo inalterato nel tempo. La procedura è sempre la stessa: ogni amico della domenica può proporre un libro, non c’è limite al numero di amici. Il comitato direttivo fa la prima cernita di dodici, poi a giugno tutti votano per selezionare i cinque finalisti. La proclamazione della cinquina si tiene sempre al Teatro Romano di Benevento, città dell’industria Alberti. La votazione finale e lo spoglio delle schede inizialmente avvenivano all’Hotel de la Ville, in Via Sistina, dove venivano trasportate l’urna e la lavagna per il conteggio, e avveniva lì la proclamazione del vincitore. Da quando “Il Gattopardo” vinse il premio, la Rai iniziò a seguirlo in diretta, arrivò anche la stampa, alla lavagna a scrivere i voti c’erano sempre personaggi dello spettacolo (teatro, cinema, TV). Con la notorietà l’hotel non fu più sufficiente, all’inizio i votanti erano circa 150 ma già nei primi anni Sessanta sono 400 e la votazione si sposta al ninfeo di Villa Giulia. Quest’anno la serata finale si terrà eccezionalmente in Campidoglio per sottolineare il rapporto speciale che lo Strega ha con Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, riaffermando così il legame profondo con la sua storia culturale e civile. Oggi i votanti sono 800 comprese le istituzioni culturali all’estero (ognuna conta come 1 voto, attribuito con votazione interna). Tra questi anche la nostra Dante Alighieri Society di Sydney è chiamata a votare in quanto Presidio Letterario e anche quest’anno organizza un evento dedicato alla cinquina finalista presso l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney. Non perdetevi quello per l’ottantesimo anniversario che avverrà l’11 giugno prossimo, potrete seguirne la diretta ovunque vi troviate, anche a cavallo di fuso! E poi magari iscrivervi al nostro circolo di lettura “LibrInsieme” per appassionati di letteratura contemporanea in lingua italiana, che si riunisce online ogni 15 giorni per discutere dei libri emergenti. https://www.dantealighieri.com.au/event-details-registration/book-club-night-premio-strega-2026 Lascio a malincuore questo luogo leggendario, questo spazio capace al contempo di una dimensione pubblica e privata; da architetto apprezzo che un ambiente progettato si lasci trasformare dalla presenza delle persone. Maria e Goffredo hanno scelto questa casa perché aveva lunghe pareti per accogliere i libri e ampie terrazze per accogliere gli amici della domenica. Fuori c’è il sole e ci disperdiamo tutti, ognuno nella propria domenica. Ma ci sarà un’altra domenica in cui torneremo qui per ascoltare come il Premio si interseca con i meccanismi editoriali contemporanei, risultando anche indicatore degli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, come per i lettori stessi può diventare una guida nella narrativa contemporanea di cui è un vero e proprio serbatoio. Interessante vedere come il mondo dell’editoria dentro cui si muove il Premio al contempo lo muova, in una danza a due in cui l’”effetto Strega” opera la seduzione... e il lettore leggerà ad occhi chiusi. È un modo di dire che sembra un paradosso, ma è così, perché molti comperano il libro premiato senza neanche sapere cosa e chi stanno per leggere: se ha vinto il premio Strega... va fatto! Il premio della Prima edizione, vinta da Flaiano (“Tempo di uccidere”), ammontò a 200.000 lire, che in quel momento di povertà collettiva significava un concreto sostegno allo scrittore; oggi è di 5.000 euro, ma il vero premio è “l’effetto Strega” che aumenta finanche del 1.000% in più le vendite. Vincerlo è una svolta. Per gli autori genera un meccanismo inarrestabile, portandoli sulla scena internazionale con traduzione in più lingue e sullo schermo con trasposizioni cinematografiche. Un’altra domenica ancora attraverso Roma, di nuovo, e di nuovo quella dimensione ambivalente tra pubblico e privato mi si ripresenta, questa volta capovolta: una casa in un museo. Sono al MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma), dove è stata dedicata una mostra all’anniversario del Premio Strega: lungo il perimetro della sala si snoda sulle pareti una pellicola ininterrotta di fotogrammi dal 1944 al 2025 che riavvolge il nastro di tutta la storia. Al centro della sala un box che ricostruisce gli ambienti domestici in cui è nato il Premio, quasi un diorama di casa Bellonci... e qui ritrovo tutto quello che ho visto in Via Fratelli Ruspoli 2: la poltrona, la macchina da scrivere, i quadri, l’urna e la lavagna; solo adesso comprendo appieno l’esclusività di quella domenica mattina nel poterli guardare al loro posto. Sulle pareti esterne del box rivedo parte di quei libri in una ideale biblioteca dei 79 libri premiati fino ad oggi, c’è anche il 2026... ma è uno spazio sospeso: l’appuntamento è l’8 luglio in Campidoglio per conoscere l’ottantesimo vincitore! Ottocento votanti, una dozzina, una cinquina, un vincitore e tantissimi lettori. Ottanta anni e non finisce qui. Per saperne di più: https://www.premiostrega.it/ https://www.fondazionebellonci.it/la-casa-museo/ https://www.museomacro.it/mostra/uno-cinque-dodici-ottantanni-del-premio-strega

  • Questa casa non è un albergo (All levels)

    Comprensione: Chi dice cosa? M (la madre), F (il figlio) • Stasera mangio fuori non vengo a cena • Non mi prendere per il culo, io ho fatto bollito, tutto il giorno che cucino • Lo mangio domani • Domani c’è altro • Ho fatto 100 euro di spesa, porco giuda tu mangi qua, e non rompere i voglioni • Ve bene basta! • Zucchine, carote, salmone, butto tutto vero, non mi avvisi mica sono un mago, tu mangi qui io la roba non la butto • Va bene basta! • Mangia fuori va bene, mai più, che entri a casa, mi sono stufata! Basta! • Sto arrivando • Non venire, non c’è niente, mangia fuori, qui non entri • Molto bene quindi cosa faccio? • Non venire qui • Va bene • Comunque cucini tu, io sono stufa di queste cose, da oggi non cucino più • Come cucino se non entro in casa • Non mi prendere per il culo, vieni, cucini e basta! E mi dai i soldi della spesa • Va bene scusa Abbina l'espressione colorita al suo significato corretto: Questa casa non è un albergo! | A. Mi sono stancata / Non ne posso più. Non prendermi per il culo. | B. Devi rispettare le regole e gli orari di casa. Mi sono stufata! | C. Non dirmi bugie / Non prenderti gioco di me. Non rompere i coglioni (voglioni). | D. Non infastidirmi / Non darmi fastidio. Inserisci le parole della spesa nella categoria corretta e aggiungi un'altra parola per sezione: Zucchine – Salmone – Bollito – Carote Verdura: ________________________ Pesce: ________________________ Carne: ________________________ A coppie, completate questo mini-dialogo usando le parole della lista: (stufa - albergo - cena - scusa) Studente A: Ciao! Stasera non vengo a _________. Studente B: Cosa? Ho cucinato per tre ore! Questa casa non è un _________! Studente A: Hai ragione, ho sbagliato. Chiedo _________. Studente B: Basta, sono _________ di questo comportamento! "Porco Giuda": È un'esclamazione di rabbia o sorpresa, simile a "maledizione!". "Mica": Una parola molto usata dagli italiani per rafforzare la negazione (es: Non sono mica un mago! = Non sono affatto un mago!). Ora tocca a voi! A coppie, recitate o cantate, la canzone Stasera non vengo a cena...

  • Reading Comprehension Practice (B1-B2)

    La sfilata dei “giganti” di Viareggio, presentata da Antonella Beconi Carro allegorico Colori sgargianti, figure allegoriche, maschere fantastiche, coriandoli e stelle filanti che colorano l’aria già carica di note musicali. É lo spettacolo del martedì grasso di Viareggio andato in onda su Rai 3 questo pomeriggio. È stato il momento clou del Carnevale viareggino i cui festeggiamenti sono iniziati lo scorso 16 febbraio e si concluderanno domenica 9 marzo con la quattrocentesima sfilata mascherata della storia del carnevale. La sfilata sul lungomare “La crisi economica e la voglia di dimenticarla. I sogni, i desideri della gente e la paura di vederli volare via. La rete (Internet) e i pericoli che si nascondono dietro di essa. E ancora la magia e i riti voodoo. Ma anche satira politica e altro ancora. Sono questi – spiega Stefano Pasquinucci, presidente della Fondazione Carnevale http://viareggio.ilcarnevale.com/ – i temi scelti dai Maestri costruttori per i carri e le mascherate di questo Carnevale 2014. Temi che raccontano la società contemporanea, ma che parlano anche di persone eccezionali che hanno costruito con passione e dedizione 141 anni di storia del Carnevale. Per questo lo slogan scelto per questa edizione è: Io sono il Carnevale”. Alti oltre 20 metri, larghi 12 i carri allegorici sono creati dagli oltre mille lavoratori di 25 ditte artigiane che per un intero anno lavorano con l’unico obiettivo di stupire il pubblico. “In molti casi si tratta di figli d’arte – si legge nel sito della Fondazione – che hanno ereditato dai padri e dai nonni le abilità e i segreti di un mestiere unico al mondo”. Utilizzando dei modelli in creta, dei calchi in gesso, della carta di giornale e della colla (fatta di acqua e farina) questi artigiani riescono a realizzare uno spettacolo scintillante e fantasmagorico che negli anni ha consacrato il Carnevale di Viareggio il primo d’Italia. Un carro allegorico Nato nel 1873 con la prima sfilata di carrozze addobbate nella storica via Regia, la manifestazione fu trasferita agli inizi del ‘900 sul Lungomare e da allora è cresciuta in dimensioni e popolarità. Nel 1921 fu creato l’inno, nel ’25 venne dato alle stampe il primo manifesto ufficiale e nel 1930 il pittore e grafico viareggino Uberto Bonetti, ideó la maschera del Carnevale, Burlamacco, i cui colori bianco e rosso ricordano i colori degli ombrelloni sulle spiagge di Viareggio negli anni ’30. Quest’anno ricorre inoltre un altro anniversario importante, il sessantesimo della prima diretta televisiva. Nel 1954, l’allora nascente televisione italiana decise, infatti, di trasmettere in diretta da Viareggio le sfilata dei carri allegorici. Una prima importante sia per la Rai, che dopo due mesi dall’inizio delle trasmissioni sperimentava una diretta televisiva lontana dagli studi romani, sia per il Carnevale di Burlamacco che poteva mostrare i suoi carri allegorici per la prima volta a tutt’Italia. Un evento che la Rai da nove anni ha voluto riprendere portando il culmine del Carnevale nelle case di tutti gli italiani. La sfilata nel 1921 La magia del Carnevale non finisce, tuttavia, con l’ultima sfilata e i fuochi d’artificio. Domenica 9 marzo il sipario calerà sull’edizione 2014 , ma la magia carnevalesca si trasferisce nella cittadella del carnevale, un complesso architettonico che oltre ad ospitare gli hangar dove i maestri artigiani progettano e realizzano le loro creazioni, ospita due musei il primo dedicato alla storia dei carri e il secondo dedicato al “Premio carnevalotto” che raccoglie le preziose opere ispirate al carnevale viareggino di grandi firme dell’arte contemporanea tra cui Pomodoro, Cascella, Mitoraj e Matta. Assieme al centro studi sul carnevale che archivia tutti i progetti e le realizzazioni degli ultimi 50 anni e ad una biblioteca specializzata dove è possibile sfogliare riviste e libri inerenti al Carnevale. Insomma finita le festa, mentre i colori della primavera profumano e colorano le vie di Viareggio la storia del Carnevale continua a vivere e a regalare stupore ai suoi spettatori. (da: “ItalyAmo) LESSICO: sgargianti (bright), coriandoli (confettis), stelle filanti (streamers) carica (full) sarà in onda (it was on air) momento clou (high point) quattrocentesima (four-hundredth) voglia (desire) pericoli (dangers) dietro di essa (behind it)altro ancora (more) carri (floats) eccezionali (great) stupire (to astonish) si tratta (we are talking about)mestiere (craft) creta (clay) calchi di gesso (plaster casts) colla (glue) fantasmagorico (phantasmagorical) negli anni (over the yars) sfilata (parade) lungomare (seaside promenade) manifesto (poster) maschera (mask) ombrelloni (beacumbrelas) ricorre (falls) trasmissioni (broadcast) fuochi d’artificio (fireworks) sipario (curtain) si trasferisce (move to) cittadella (citadel) opere ispirate a (works inspired by) sfogliare (browse) Grammatica: i numeri ordinali In italiano, i numeri ordinali indicano l’ordine di successione e sono variabili nel genere (maschile e femminile) e nel numero (plurale e singolare). Es: primo, prima, primi, prime, secondo, seconda… I primi dieci hanno una forma particolare: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo I successivi si formano aggiungendo il suffisso –esimo al numero cardinale, che di solito perde la vocale finale: undici= undicesimo, quindici= quindicesimo, cento= centesimo, ma, quando la vocale finale é accentata allora non cade: ventitré=ventitreesimo, trentatré = trentatreesimo. 100° centesimo, 200° duecentesimo, 462° quattrocentosessataduesimo, 3000° tremillesimo, 10.000° diecimillesimo, 1.000.000° milionesimo In italiano i numeri ordinali vengono abbreviati: – con i numeri romani I, II, III, IV … – con una piccola “o” “a” per il femminile posta in alto a destra del numero cardinale: 1o= primo, 1a = prima Nota bene: Per i giorni del mese, in Italiano, usiamo i numeri cardinali, con l’eccezione del primo giorno che è sempre ordinale (primo). Esempio: 2 maggio (due maggio); primo febbraio (1 febbraio) DOMANDE: 1) Che cos’è un carro allegorico? 2) Quando dura il Carnevale di Viareggio? 3) Quanto sono grandi i carri? 4) Quando è iniziato il Carnevale a Viareggio? 5) Come si costruiscono i carri? 6) Il Carnevale di Viareggio viene trasmesso in TV? 7) Chi è Burlamacco? 8) Che cos’è la Cittadella del Carnevale? 9) Scegli un carro che ti piace particolarmente e spiega perché. (Adattato da ItalyAmo di P. Gagliano) Una canzone carnevalesca Il Martedì Grasso era l’ultimo giorno di Carnevale e l’ultima possibilità per far baldoria perché il giorno dopo iniziava il periodo penitenziale della Quaresima. Questa canzone risale all’edizione 1932. Carnevale di baci – (1932) Eccolo, vien, stringilo al sen, amalo ben, mia cara ________. È Carneval _________ e fatal con i suoi stral come l’amor. Mettiti un fior tra i _________ d’or, del tuo candor, mia cara piccola. Bionda Nenè, vieni con me incontro al re del buon _________. Vieni sul mar, ________ del tu, fatti baciar: ciù – ciù (due baci) Fatti baciar, mia bella ________ perché di carneval nulla si fa di mal e tutto val sotto la ________. Vieni sul mar, mio dolce amor, fatti baciar. Di carneval, ________è giovane, è bella come te; non esitar, Nenè. Vieni laggiù, vieni nel vortice. _________ amar, fatti baciar sempre così: ciù – ciù (due baci) Mettiti un fior…

  • Listening Comprehension Practice (A1)

    1) Guarda e ascolta la canzone: abbina le parole alle immagini a) POMODORI - b) PASTA - c) PESTO - d) PURÈ e) INSALATA - f) OLIVE - g) CIPOLLA - h) CARNE i) SEDANO - l) BASILICO - m) PATATE n) MELANZANE 0) FIORI 2) Ascolta e completa il testo: Quando vedo maturare i ____________ Dico pensa tu cosa sarebbe fare Un piatto di ___________senza i _________ È come un giardino senza ______________ Che sarebbe il mondo senza americani Io non so se poi sarebbe un gran vantaggio So che se Colombo non faceva il viaggio Ci sarebbe il mondo senza pomodori Senza di te non c'è più gusto La vita ha il sapore giusto Solo se posso assaggiarti Solo se posso mangiarti Solo se posso sentirti, solo se Pensa un po' alla norma senza _____________ Il purè di ___________senza cicorione Se non c'è il ___________non c'è più il pest oLe ____________ lesse senza olio d'________ Senza di te non c'è più gusto La vita ha il sapore giusto Solo se posso assaggiarti Solo se posso mangiarti Solo se posso sentirti, solo se Quando vedo che si colgono le ___________ Dico pensa tu come verrebbe male Senza l'olio buono la nostra ___________ Come stare insieme senza una risata Senza di te non c'è più gusto La vita ha il sapore giusto Solo se posso assaggiarti Solo se posso mangiarti Solo se posso sentirti, solo se Meno male che ci sono i _______________ Dico pensa tu cosa sarebbe fare Un piatto di ____________senza i ___________ È come un giardino senza___________ È come la vita senza te 3) SECONDO TE DI COSA PARLA LA CANZONE? DI POMODORI D’AMORE DI FIORI 4) Conosci questi piatti? Abbina il titolo del piatto agli ingredienti: a) PURÈ CON CICORIA b) PASTA ALLA NORMA sedano....; ricotta.....; fave.....; melanzane....; pomodori.....; basilico.....; cicoria..... 5) Entrambe le ricette contengono un ingrediente che non e’ presente nella canzone: L’ AGLIO! (non va bene per i baci) (Liberamente adattato da Loescher)

  • Raffaella Carrà: esercizi di italiano

    Esercizio 1: Unisci le frasi sulla vita e la carriera di Raffaella Carrà: 1. ___ 2. ___ 3. ___ 4. ___ 5. ___ 6. ___ 7. ___ Esercizio 2: leggi il testo e scegli l’opzione corretta. Raffaella Carrà, pseudonimo di Raffaella Maria Roberta Pelloni, è (nata; cresciuta; emigrata) a Bologna il 18 giugno 1943. La sua infanzia è segnata dal (trasferimento; viaggio; periodo) da Emilia-Romagna a Roma all'età di otto anni, dopo la separazione dei suoi genitori (due anni dopo; immediatamente; molto prima) il loro matrimonio. A Roma, Raffaella inizia il suo percorso artistico, (studiando; visitando; lavorando) all'Accademia nazionale di danza e (diplomandosi; passando; esercitandosi) al Centro sperimentale di cinematografia. Già da bambina, a soli 5 anni, aveva iniziato a danzare e recitare, facendo il suo (esordio; ritiro; cambiamento) nel mondo del cinema a 8 anni. Nella prima metà degli anni sessanta, adotta lo pseudonimo Carrà, un (omaggio; sfida; opposizione) ai pittori Raffaello Sanzio e Carlo Carrà, che unisce al suo (primo nome; indirizzo; hobby), Raffaella. All'inizio degli anni Settanta, Raffaella (lascia; continua; riprende) la recitazione per dedicarsi alla carriera di showgirl, facendo scalpore in 'Canzonissima' per l'ombelico (scoperto; coperto; tatuato) nella sigla 'Ma che musica maestro!'. Nel 2017 Raffaella Carrà diventa un'icona anche per la comunità LGBTQ+, un (riconoscimento; errore; problema) di cui è sempre stata (orgogliosa; indifferente; ignara). La sua luminosa carriera si (conclude; espande; avvia) il 5 luglio 2021, quando si (spegne; illumina; trasferisce) all'età di 78 anni, lasciando un'eredità indimenticabile nel mondo dello (spettacolo; sport; turismo). Esercizio 3: Ascolta la canzone Tanti Auguri (Disco d’oro) e completa le frasi. Se avete bisogno di un aiuto trovate il testo della canzone. Se avete bisogno di un aiuto trovate il testo della canzone qui. https://www.youtube.com/watch?v=b6ugLwR-CpA 1. Com’è bello far l’amore da Trieste __ 2. non c’è _____ non c’è ______ quando a letto l’amore c’è. 3. l'importante farlo sempre con chi ______ ___________ ______ 4. E se ti lascia, lo sai che si fa, trovi un altro più bello che problemi ___ ___ 5. tanti auguri, a chi tanti_____________ ha 6. Tanti auguri in campagna e ___ Ed ecco una breve biografia Di Raffaella. Raffaella Carrà, pseudonimo di Raffaella Maria Roberta Pelloni, è nata a Bologna il 18 giugno 1943. La sua infanzia è segnata dal trasferimento da Emilia-Romagna a Roma all'età di otto anni, dopo la separazione dei suoi genitori due anni dopo il loro matrimonio. A Roma, Raffaella inizia il suo percorso artistico, studiando all'Accademia nazionale di danza e diplomandosi al Centro sperimentale di cinematografia. Già da bambina, a soli 5 anni, aveva iniziato a danzare e recitare, facendo il suo esordio nel mondo del cinema a 8 anni. Nella prima metà degli anni sessanta, adotta lo pseudonimo Carrà, un omaggio al pittore e Carlo Carrà, mentre ilsuo primo nome, Raffaella rihiama alla mente il pittore Raffaello Sanzio. La svolta nella sua carriera avviene con l'approdo in televisione. Diventa rapidamente un simbolo di sensualità e libertà, emergendo sia nel campo musicale con hit come "Chissà se va" e "Tuca tuca", sia come volto televisivo amato dal pubblico. All'inizio degli anni Settanta, Raffaella lascia la recitazione per dedicarsi alla carriera di showgirl, facendo scalpore in "Canzonissima" per l'ombelico scoperto nella sigla "Ma che musica maestro!". Nel 1971, il "Tuca tuca" ballato in tv con Alberto Sordi diventa un fenomeno popolare. Le sue canzoni, come "Borriquito" e "A far l’amore comincia tu", conquistano l'Europa e l'America Latina, ottenendo dischi d'oro e platino in tutto il mondo. Quest'ultimo brano viene remixato nel 2011 dal DJ francese Bob Sinclar e incluso nella colonna sonora del film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino. Nel 2017 Raffaella Carrà diventa un'icona anche per la comunità LGBTQ+, un riconoscimento di cui è sempre stata orgogliosa. Nel 2020 il quotidiano britannico The Guardian la definisce sex symbol europeo e icona culturale. Definita la regina della televisione italiana, Raffaella Carrà vende oltre 60 milioni di dischi nel corso della sua carriera, conquistando 23 dischi tra platino e oro. La sua luminosa carriera si conclude il 5 luglio 2021, quando si spegne all'età di 78 anni, lasciando un'eredità indimenticabile nel mondo dello spettacolo. Riceve un disco d'oro postumo per il brano "Tanti Auguri", sigillando il suo status di leggenda della musica e della televisione italiana.

  • Ascolto e lettura A2-B1 Bella Ciao

    Bella Ciao è storicamente associata al movimento della Resistenza italiana, simboleggiando la lotta per la libertà e l'opposizione alle tirannie. Le sue parole richiamano uno spirito di ribellione contro le dittature e per questa ragione Bella ciao diventa l'inno distintivo di tutte le Resistenze. Per esempio divenne l’inno del movimento di protesta in Turchia. Conosciuta come inno antifascista dei partigiani italiani nella Seconda guerra mondiale, ha raggiunto una fama globale, figurando persino nella colonna sonora della famosa serie televisiva "La casa di carta", una delle serie più popolari di Netflix. Il successo internazionale di "Bella Ciao" è confermato dalla sua traduzione in oltre quaranta lingue e dalla registrazione fatta da Yves Montand nel suo album “Souvenirs d’Italie” nel 1963. Il brano è diventato un simbolo universale di protesta e di lotta per la libertà contro l'oppressione. Per chi non lo sapesse Yves Montand era di origine toscane, al secolo Ivo Livi, nato in provincia di Pistoia. Oggi, "Bella Ciao" è cantata in tutto il mondo, ovunque si combatta per la libertà individuale e nazionale. Qui una ragazza iraniana intona «Bella ciao» in lingua persiana per Mahsa, la ragazza uccisa dalla polizia morale perché non indossava il velo in modo appropiato. La canzone è stata usata anche come espressione di sostegno e solidarietà, come dimostrato nel 2020, quando è stata cantata per mostrare vicinanza all'Italia e ad altri paesi colpiti duramente dal coronavirus. O come resistenza alle avversita’ la ginnasta italiana Vanessa Ferrari, dopo un periodo di assenza di quattro anni, ha fatto il suo ritorno alle competizioni scegliendo "Bella Ciao" come inno personale di resistenza, sottolineando la sua determinazione e resilienza di fronte a sfide e infortuni. Potete ascoltare la canzone nella forma originale o moderna cantata dai Modena City Rambles Bella Ciao, cantiamo insieme (non dimenticate di battere le mani quando cantateil ritornello “o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!” 😊) Esercizio 1. Inserisci le seguenti parole (alcune 2 volte) nel testo della canzone. Poi ascolta e controlla: fiore, portami, trovato montagna, alzato, passeranno, muoio, svegliato, sento, devi, bel Una mattina mi son __________ ,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!Una mattina mi son __________ed ho _________ l’invasor. O partigiano, __________ via,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!Bel partigiano, __________ via,ché mi _______di morir. E se io __________ da partigiano,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!E se io __________ da partigiano,tu mi ______seppellir. E seppellire lassù in __________ ,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!E seppellire lassù in __________sotto l’ombra di un _____ fior. E le genti che ___________o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!E le genti che passerannoMi diranno «Che bel fior!» È questo il __________ del partigiano,o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!È questo il __________ del partigianomorto per la libertà! Ecco le parole con la traduzione: Una mattina mi son svegliatoO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoUna mattina mi son svegliatoEo ho trovato l'invasor One morning I woke upO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoOne morning I woke upAnd I found the invader O partigiano porta mi viaO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoO partigiano porta mi viaChe mi sento di morir Oh partisan, carry me away, O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao oh partisan, carry me away, For I feel I'm dying E se io muoio da partigianoO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoE se io muoio da partigianoTu mi devi seppellir And if I die as a partisanO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoAnd if I die as a partisanYou have to bury me Mi seppellire lassù in montagnaO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoMi seppellire lassù in montagnaSotto l'ombra di un bel fiore But bury me up in the mountains bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, But bury me up in the mountain under the shadow of a beautiful flower E le genti che passerannoO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoE le genti che passerannoMi diranno: "Che bel fior" And the people who will pass by bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, And the people who will pass by will say to me: "What a beautiful flower" È questo il fiore del partigianoO bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciaoÈ questo il fiore del partigianoMorto per la libertà This is the flower of the partisan O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao this is the flower of the partisan who died for freedom

  • La maschera - Reading Comprehension Exercise (B2)

    Leggi questo testo tratto da Wikipedia e coniuga i verbi tra parentesi al passato remoto. Poi abbina i termini evidenziati alle immagini degli accessori teatrali corrispondenti, che trovi a seguire. L'uso della maschera (essere) ………… inizialmente zoomorfo, e si fa risalire alla preistoria. Sulle pareti della grotta dei deux frères, sui Pirenei francesi, un dipinto rappresenta un cacciatore mascherato da capra, durante la caccia. La tradizione di travestirsi con pelli e maschere di animali e di imitarne le movenze è presente in tutte le culture umane. Nel teatro greco, che le (usare) ………. sistematicamente sin dalle origini, le maschere avevano la doppia funzione di caratterizzare il personaggio e renderlo visibile anche a grande distanza (date le dimensioni dei teatri greci). Le maschere, almeno dal IV secolo a.C. in poi, avevano caratteri fissi (il giovane, il vecchio, il satiro, ecc..) e accessori diversi (parrucche, vesti, bastoni, copricapi, scarpe con zeppe sopraelevate, ecc.) che servivano per attribuire con sicurezza il ceto di appartenenza, lo stato d'animo, l'età e il carattere del personaggio che andava in scena. Tra le più antiche maschere italiane vi sono i mamuthones sardi, con pelli di capra e campanacci che risuonano ad ogni suo movimento. Ancora oggi queste maschere sono utilizzate durante feste rituali nel centro-nord della Sardegna, accompagnata da altre maschere raffiguranti animali. Maschere simili (a forma di bestie, diavoli, demoni) si ritrovano nelle tradizioni natalizie e carnevalesche delle Dolomiti, come nel corteo di San Nicola in val Pusteria e nel carnevale di Sappada. In Europa l'uso della maschera (essere) ………… un grande successo con la commedia dell'arte italiana del Cinquecento, che (elaborare) ..………….. le caratteristiche maschere dei personaggi a partire da maschere precedenti e da animali. Per esempio il personaggio di Arlecchino è stata spesso modellata sul muso di una scimmia o nella versione più conosciuta di gatto, con la quale l'attore che la calza assume anche le movenze feline, a scatti e salti. Il Capitan Spaventa deriva da una maschera canina, Pantalone da un volatile (un uccellaccio), Brighella è mezzo cane e mezzo gatto, il Dottore si ispira al maiale o al toro. L'uso della maschera nella commedia dell'arte (proseguire)………………. fino all'incirca al XVIII secolo, quando Carlo Goldoni, allo scopo di riformare il teatro, obbligò gradualmente gli attori a riferirsi a un testo scritto, invece che a un canovaccio improvvisato, eliminando parallelamente le maschere e conferendo ai personaggi un'individualità sempre più marcata, che portò alla trasformazione della commedia dell'arte in commedia scritta. L'artigianato della maschera da commedia (riprendere)………….. vita nel '900 a ridosso dell'esperienza strehleriana. Amleto Sartori, scultore, (reinventare) ………… la tecnica di costruzione della maschera in cuoio su stampo di legno. Ad oggi le maschere vengono realizzate con i più moderni materiali a disposizione, tra i quali silicone, gomme poliuretaniche, vetroresina e gomma lattice. Ne viene creato un modello in creta, da lì il calco in gesso (negativo) e infine il prodotto finito (positivo).

  • L’ITALIANO DI TOTO CUTUGNO

    Scopriamo la musica italiana con Toto Cutugno Benvenuti al nostro esercizio di italiano livello A1.1! Oggi ci immergeremo nel mondo della musica italiana attraverso una delle canzoni più famose di Toto Cutugno. L'attività proposta è un modo divertente e coinvolgente per migliorare le vostre competenze linguistiche ascoltando una canzone iconica e completando alcuni esercizi. Chi è Toto Cutugno? Toto Cutugno, nato Salvatore Cutugno, è un cantautore e compositore italiano conosciuto in tutto il mondo. La sua carriera è iniziata negli anni '70 e ha scritto molte canzoni di successo, sia per sé che per altri artisti. Uno dei suoi brani più celebri è "L'Italiano", un inno all'Italia e alla sua cultura, che esprime con orgoglio le caratteristiche e le tradizioni del paese. L'importanza della musica nell'apprendimento delle lingue La musica è uno strumento potentissimo per l'apprendimento delle lingue. Ascoltare canzoni nella lingua che stiamo studiando ci aiuta a: - Migliorare la pronuncia. - Ampliare il vocabolario. - Comprendere meglio la grammatica e la struttura delle frasi. - Apprendere espressioni idiomatiche e colloquiali. - Entrare in contatto con la cultura del paese. L'esercizio di oggi Nel PDF allegato troverete una serie di esercizi basati su una canzone di Toto Cutugno. Questi esercizi vi guideranno attraverso il testo della canzone, vi aiuteranno a comprenderne il significato e a riflettere sulla grammatica e sul lessico utilizzato. Come procedere 1. **Ascoltate la canzone**: Trovate un momento tranquillo per ascoltare la canzone attentamente. 2. **Leggete il testo**: Consultate il testo della canzone, sia ascoltandola sia leggendo attentamente le parole. 3. **Completate gli esercizi**: Utilizzate il PDF allegato per completare gli esercizi proposti. Prendete il vostro tempo e cercate di capire il significato di ogni parola e frase. 4. **Riascoltate la canzone**: Dopo aver completato gli esercizi, riascoltate la canzone. Noterete come la comprensione del testo e del significato sarà migliorata. Conclusione Questo esercizio non solo migliorerà le vostre competenze linguistiche, ma vi darà anche l'opportunità di apprezzare una parte importante della cultura italiana attraverso la musica. Buon lavoro e buon divertimento con Toto Cutugno!

  • Dante secondo loro

    Premessa È noto come la scrittura della Divina Commedia venne molto influenzata sia nelle modalità di scrivere, che nei contenuti, dalle grandi mistiche del Medioevo occidentale, ma anche da molta cultura della filosofia orientale. Molte donne dell’epoca non potendo studiare la lingua latina poiché loro vietato, grazie all’uso della lingua volgare e popolare riuscirono a scrivere e comunicare le loro perle interiori. Dante riprese da queste donne sia contenuti mistici, ma anche un certo dinamismo parlato, tipico del linguaggio femminile dall’andamento libero, fresco, con la possibilità di parlare per contrasti ovvero usando un termine aulico e ripetendo la stessa frase, con un linguaggio popolare. Perché Dante affidò la Divina Commedia a questo doppio linguaggio tipico delle donne? Perché il linguaggio femminile è un linguaggio-madre che tutti abbiamo interiormente e riconosciamo naturalmente. È un linguaggio universale comprensibile a tutti, per questo amato da tutti, da un pubblico che non sapeva scrivere, ma anche da un pubblico molto raffinato, colto e sapienziale. Dante Alighieri comunica con tutti i linguaggi possibili, anche quelli musicali e fotografici. La sua opera parla per immagini e trasporta il lettore nelle reali emozioni estreme dell’essere umano. Nella Divina Commedia è rappresentato il percorso evolutivo dell’uomo dalla sua “infanzia” esistenziale fino al raggiungimento della suprema consapevolezza. Attraverso la sua opera Dante ci mostra come scendere nelle profondità per poi risalire, passo dopo passo, permettendo così un avanzamento nel proprio percorso di crescita. Se il linguaggio utilizzato nella Divina Commedia è femminile, anche la trama della Divina Commedia, Dante la fa tessere alle donne. All’interno della Commedia il sommo poeta non si rivolge a figure femminili in carne e ossa, ma a donne della mitologia greca e romana, sante, danneggiate e maltrattate, protettive e sicure di sé, consapevoli, coraggiose, sacrificate in virtù di una visione celeste, donne uccise diventate famose per questo, nella cronaca nera del tempo. Se il Poeta affida il filo del tessuto della Divina Commedia ai personaggi femminili, quelli maschili saranno a loro volta determinanti per l’influsso che eserciteranno su di loro, nel senso che interagiranno con queste donne, nella giusta misura che sarà utile a far vivere l’esperienza necessaria ai fini della loro crescita, nel bene o nel male. Paolo accenderà Francesca che rifletterà un’immensa passione nell’erotismo carnale, Pia Dé Tolomei sarà uccisa dal marito come metafora del tradimento di ogni uomo nei confronti del proprio cuore, Dante attiverà Beatrice quale sposa celeste, nell’ambito dell’Eros supremo, come la più alta relazione psichica. Nella Divina Commedia si raccontano tante storie, si alternano tanti personaggi femminili, dove ogni donna può riconoscere sé stessa nella particolare fase della propria vita, come in uno specchio, nel bene e nel male. Descrizione del progetto Con il progetto "Dante secondo loro loro la Società Dante Alighieri di Roma, attraverso una serie di interviste che saranno curate dalla Dott.ssa Giuliana Poli che in questi anni si è già occupata di portare avanti il tema delle donne nel rapporto con Dante curando e scrivendo i testi Dante secondo Lei, Dante secondo Lui, Dante secondo Noi editi dalla Dante Alighieri di Roma, rivolgerà la propria lente di ingrandimento verso le donne dei comitati esteri, per meglio comprendere come viene percepito Dante Alighieri nel mondo dall’elemento femminile che vive lontano dall’Italia, cosa rappresenta Dante nel loro percorso interiore, quale l’insegnamento che ha tracciato le loro vite… I personaggi della Commedia sono delle figure i cui archetipi divengono chiavi per creare e capire il linguaggio più recondito di Dante insito nell’anima Beatrice, centro di qualsiasi esistenza. Dalla serie d’interviste che saranno preparate da Giuliana Poli e rivolte alle donne dei Comitati danteschi esteri emergeranno stati emozionali, concetti, riflessioni, consapevolezze acquisite, che tutte insieme ricreeranno una matrice femminile universale in una nuova pubblicazione della Società Dante Alighieri di Roma. Dante Alighieri, questo faro del passato inevitabile e sempre attuale permetterà di riscoprire la dimensione emozionale e il pensiero generativo vivente dell’umanità femminile di tutto il mondo, naturalmente affine alle forze universali e alla Donna considerata Sapienza dal Sommo Poeta italiano. A chi è rivolto A tutte le donne dei comitati esteri (Presidenti o socie, studentesse o insegnanti). Come partecipare Coloro che desiderano partecipare sono pregate di inviare via email all'indirizzo enquiries@dantealighieri.com.au le loro risposte alle domande riportate di seguito entro il 23 giugno 2024, assieme a nome e cognome, indirizzo email e un numero telefonico, per consentire alla coordinatrice del progetto di proseguire l’intervista individualmente ove fosse necessario. Questionario: La figura di Dante Alighieri cosa ha rappresentato e rappresenta nel Paese dove attualmente vive? Quante ore nelle scuole mediamente vengono dedicate allo studio delle opere di Dante Alighieri? Qual è tra le opere del Sommo Poeta italiano quella più conosciuta e studiata? Qual è il canto della Divina Commedia più affine al suo personale lato emozionale? E perché? Quali sono per lei, i versi della Divina Commedia che meglio identificano il senso delle radici e della cultura italiana? Quali versi della Divina Commedia sono maggiormente rispondenti ad identificare il Paese in cui attualmente vive? Quale sono i versi della Divina Commedia che richiamano maggiore interesse nel mondo degli adulti e quali versi attraggono maggiormente gli studenti e perché? Nel Paese in cui vive ed opera, il femminile all’interno della Divina Commedia com’è percepito? Quali sono i valori dei personaggi femminili della Divina Commedia che andrebbero recuperati nel mondo odierno e quali, al contrario, sono da considerare improponibili in una società moderna? Se dovesse scrivere una carta di valori al femminile, qual’è il valore più importante associato da Dante all’elemento femminile che si trova nel canto dell’Inferno, quale nel Purgatorio e quale quello più importante nella sua scala di valori presente nel Paradiso? Quale è il suo personaggio femminile preferito e perché? Quale il personaggio a cui si sente più lontana? Qual è la storia di amore, politica o religiosa presente nella Divina Commedia che potrebbe diventare il punto di partenza di scrittura di un libro scritto da lei? Che genere di libro scriverebbe ispirato dalla Divina Commedia? Dove lo ambienterebbe? Qual è il personaggio maschile della Divina Commedia che le piace di più e quale non corrisponde al suo modo di vivere il suo universo femminile?

  • NO PAY? NO WAY! by Dario Fo and Franca Rame

    "Funny? If I wasn't sitting down I'd have fallen over." The Sydney Morning Herald When No Pay? No Way! opened in 2020 it was instantly met with standing ovations and glowing reviews. Now, one of Sydney Theatre Company’s funniest and most beloved productions in recent years returns to the Drama Theatre and to a world more in need of its wild, farcical wisdom than ever. Brimming with hilarious plot twists and sharp-as-a-tack dialogue, No Pay? No Way! is a wild and wonderful tale of an uprising at a local supermarket, that sees a group of angry housewives shoplift ‘til they drop. Now, with a pile of newly ‘liberated’ loot, Antonia – played by Mandy McElhinney (The Tempest) – and her best friend Margherita - Emma Harvie (The Harp in the South: Part One and Part Two) - embark on a ludicrous, laugh-a-minute escapade to stay three steps ahead of the law. Directed by the award-winning Sarah Giles and adapted by ABC comedy powerhouse Marieke Hardy from the beloved play by Dario Fo and Franca Rame, Sotto Paga! Non Si Paga!, this 1970s joyride satirises the world of dollars and cents to uproarious effect. Also featuring first-rate comedy legends Roman Delo (Hubris & Humiliation), Glenn Hazeldine (Così), and Aaron Tsindos (A Fool in Love) this production is both exhilarating and exuberantly funny, prompting one reviewer to remark, “I haven’t heard an audience laugh so loud for a long time” (Limelight). Snag your tickets here before they walk out the door!

  • Scrivere di sé - Corso di scrittura narrativa autobiografica e creativa.

    Chi ha detto che la propria storia personale sia meno interessante di una storia di pura fantasia? Con questo workshop online potrete acquisire strumenti di scrittura creativa per scrivere quanto si recupera nella memoria e nei ricordi e così avviare un percorso di consapevolezza di sé, dell’unicità e del valore della propria storia. Per lasciare una traccia, per tenere quanto scritto in un cassetto o per condividere. Ci guiderà in questo percorso Francesca Di Gangi, counselor, autrice del metodo della Scrittura Riparativa®. Per i tesserati Dante Alighieri è previsto uno sconto di AUD 20.00 e un workshop gratuito offerto dalla relatrice. Per iscriversi: enquiries@dantealighieri.com.au Fee: AUD 390.00 / For our members AUD 370.00 Payable via bank transfer to: Dante Alighieri Society BSB 062-032 a/c 28020681 Pls type your surname and SCRIVERE DI SE' as payment description. Per maggiori info: Biografia e CV: https://scritturariparativa.it/chi-sono/ La descrizione di Scrivere di sé: https://scritturariparativa.it/scrivere-di-se/ Tutte le date dei laboratori: https://scritturariparativa.it/date-luoghi/ Vi aspettiamo numerosi!

  • La Lingua Italiana e i Giovani.

    Tre eventi: 29 luglio :Dr Talia Walker. ​Scusarsi attraverso le culture: Emailed apologies by Australian learners of Italian. 19 agosto:​Dr Margherita Angelucci. ​A New Way of Being Italian Through the Lens of Hip Hop. 23 settembre​:Katrina Lolicato. ​“There Are Gains in the Losses”: Beyond ‘Authenticity’, Finding Relevance in the Imperfect Italo-Australian Vernacular. Gli eventi saranno in doppia lingua italiano e inglese e fruibili sia via zoom che in presenza.

  • Italiano Tales

    Ready to embark on a journey through the enchanting world of Italian storytelling? We are delighted to present "Italiano Tales: Unlocking the Power of Words," a unique reading and language course that will immerse you in the beauty of Italian literature while expanding your language skills. From August 22nd to October 24th, we invite you to join our collective reading sessions, where we will explore captivating tales together. During these interactive sessions, we will not only read aloud but also provide translations whenever necessary. The course encourages discussions and conversations in both Italian and English, allowing you to find the best ways to express your thoughts and interpretations. Additional info: https://www.dantealighieri.com.au/service-page/b1-b2-italiano-tales-the-power-of-words

  • Arti scritte, Laboratorio Internazionale istituito dalla Società Dante Alighieri

    E' in corso la seconda edizione di Arti scritte, Laboratorio Internazionale istituito dalla Società Dante Alighieri, in collaborazione con PdiPigna, per valorizzare la scrittura in tutte le sue forme. Avete tempo fino al 9 luglio per partecipare al concorso gratuito L'occhio deve viaggiare – Moda, forme e riflessi. Si tratta di scrivere un racconto o di realizzare un disegno accompagnato da un breve testo, prendendo ispirazione da un abito o da un accessorio capaci di rispecchiare lo spirito di un'epoca. Per maggiori informazioni cliccate qui.

  • REMINDER EVENTO: VENEZIA AL TEMPO DI CASANOVA

    Non mancate a questo evento online martedì 23 maggio ore 18:00 AEST (10am ora italiana).

  • Venezia ai Tempi di Casanova

    La città di Venezia è famosissima per la sua atmosfera di festa. Il 21 maggio è la Festa della Sensa (l’Ascensione), quando i Veneziani festeggiano la ricorrenza religiosa a modo loro, ossia celebrando il matrimonio tra Venezia e il mare. Per ricordare questo evento emblematico nel calendario veneziano, l’autore Andrea Perego parla dei personaggi iconici si una città’ iconica, immergendosi nei testi e nelle opere d’arte come quelle dei vedutisti, e nelle avventure di Casanova, uno dei veneziani più famosi – o famigerati – del 700. Andrea Perego è giornalista, scrittore e archivista. Con Supernova ha già pubblicato la raccolta “Racconti in cornice, Casanova a Berlino”, tradotto in francese, inglese e tedesco. Il romando Le leggi del Tempo, tradotto in inglese, e Barbara – Un affare di Stato, anch’esso tradotto in inglese. Martedì 23 maggio alle ore 18.00 (alle 10:00 ora italiana) su piattaforma ZOOM cliccando sul link: https://uni-sydney.zoom.us/j/84344456041 Vi aspettiamo numerosissimi, come al solito.

  • "The Forgotten Front" - Intervista SBS Cristiana Palmieri e Paolo Soglia.

    Ascolta l'intervista a Paolo Soglia e Cristiana Palmieri sul canale SBS "The Forgotten Front", un documentario girato nel 2020 da Lorenzo K. Stanzani e Paolo Soglia, racconta la guerra degli Alleati sulla linea Gotica tra il 1943 e il 1945, l’occupazione tedesca della città di Bologna e la lotta di resistenza e liberazione condotta dai partigiani e dalla popolazione che li sosteneva. https://www.sbs.com.au/language/italian/it/podcast-episode/resistenza-a-bologna-il-fronte-dimenticato/z7unb0oii

  • The Forgotten Front

    “The Forgotten Front” è un documentario sulla Resistenza a Bologna, la più grande città del nord Italia sulla linea del fronte, che racconta la guerra degli alleati dal 1943 al 1945 sulla linea Gotica, l’occupazione tedesca della città durante la Repubblica di Salò e naturalmente la lotta di Liberazione condotta dai partigiani e dalla popolazione che li sosteneva. Il titolo The Forgotten Front, il fronte dimenticato, rievoca l’espressione che usò il New York Times l’11 dicembre 1944, quando l’avanzata alleata in Italia si fermò per molti mesi, congelata dall’inverno, lasciando alla Resistenza l’onere di combattere i nazifascisti sul terreno mentre americani e sovietici procedevano velocemente verso Berlino dalla Francia e dall’Europa orientale. Presentato in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, NIAWA,e la Dante Alighieri Society, Sydney, il documentario sarà in versione italiana con sottotitoli in inglese. Introduce: Cristiana Palmieri. Q&A con gli autori Lorenzo K. Stanzani e Paolo Soglia in collegamento dall'Italia. Per registrarsi contattare iicsydney@esteri.it 27 APRILE 2023 - 6PM ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA 4/125 YORK ST SYDNEY

The Dante Alighieri Society Sydney acknowledges and pays respect to past and present traditional custodians and elders of this nation, and to the continuation of cultural, spiritual and educational practices of Aboriginal and Torres Strait Islander peoples.

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