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Qui Roma...


Città eterna ed eternamente sottosopra. Eh sì, perché l’eternità di Roma è soprattutto "sotto”, ma è “sopra” che si vive. Quel magnifico “sopra” che rimanda continuamente al “sotto”. Impossibile dimenticarlo, perché sulla storia ci camminiamo e ci inciampiamo ad ogni passo. In tutto il centro storico si cammina sui “sanpietrini”, che per rimetterli a posto è un bel problema, non basta come sulle altre strade una stesa di asfalto, ma va smontato tutto e rifatto con una tecnica antica di secoli. Saecula et saeculorum... amen. Ci teniamo le buche.


Camminando per Roma dovremmo guardare dove mettiamo i piedi, ma come si fa a non alzare lo sguardo... Madonne ad ogni angolo di palazzo e cupole ovunque!


Viviamo immersi nella storia e nell’arte, continuamente indietro con il presente ed anche con il futuro, rispetto alle altre capitali, perché si sa che da quelle buche possono uscire tesori, quindi si scava; e scaviamo... scaviamo... per poi fermarci e richiudere tutto (riportare alla luce ha dei costi, a volte insostenibili), oppure cambiare direzione perché di lì proprio non si può passare senza distruggere storia e arte di secoli.


Viviamo in una terra di mezzo, in una condizione temporale che deve dialogare tra passato,

presente e futuro conciliando tre esigenze diverse: il rispetto per un patrimonio che non è solo nostro ma mondiale, la velocità dei tempi attuali, le nuove direzioni da prendere tenendo conto del futuro. Questo è il delicato e complicato compito del Ministero della Cultura, che accettando la sfida di conciliare queste tre dimensioni sta procedendo con approccio innovativo a realizzare un nuovo modo di vivere la Capitale e di raccontare la sua storia. I principi informatori dell’operazione: a) conoscenza b) valorizzazione c) fruizione pubblica del patrimonio storico, soprattutto questo.


È così che sono state restituite al pubblico aree fino ad oggi chiuse, rimaste incolte o utilizzate come depositi; è così che sono state aperte casse di reperti che giacevano nei magazzini dei vari istituti culturali, catalogati e infine esposti.


La più recente inaugurazione del “Parco Archeologico del Celio” è emblematica di questa nuova direzione e fa parte di un vasto progetto di valorizzazione dell’intera area, uno dei sette colli del nucleo storico di Roma, appunto Il Celio. Qui sono stati trasportati e riorganizzati molti reperti archeologici, una sorprendente collezione di materiali epigrafici e architettonici provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento, effettuati per le nuove costruzioni seguite alla proclamazione di Roma Capitale d’Italia. Sono frammenti che attraverso il marmo ci raccontano molto di quelle che erano le tecniche,

gli stili e con loro le mode, le usanze e l’organizzazione della società romana.

Il tutto esposto in uno scenario mozzafiato, con il Colosseo sullo sfondo.



Ma non solo, all’interno del Parco è allestito il museo che custodisce i frammenti rimasti della celebre Forma Urbis Romae, la gigantesca pianta marmorea della Roma antica incisa tra il 203 e il 211 d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo. Gigantesca perché occupava uno spazio di circa 18 metri per 13, su 150 lastre di marmo applicate a parete, di un edificio pubblico, con perni di ferro. Si tratta di una delle più rare e importanti testimonianze della città antica.


Questa nostra prima “passeggiata romana” è l’inizio di un percorso di scoperta nella Roma di oggi tra vita di superficie e storia nel sottosuolo, e quale punto di partenza è migliore di una mappa?


Non è certo di facile consultazione una mappa marmorea, soprattutto se ridotta in frammenti di marmo ritrovati qui e là nel tempo (dai frati scavando un orto o lungo le sponde del Tevere costruendo i nuovi argini o nel giardino di una villa nobiliare); un documento quindi che, per ingombro e condizioni frammentarie, si presta poco a una comprensione immediata. In pratica un grande puzzle, incompleto e ridotto in pezzi ancora più piccoli, di cui non si ha il foglio di istruzioni; si è quindi fatto ricorso ad un altro importante documento successivo sovrapponendoli, come base planimetrica, alla Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli (il “celebre geometra”) del 1748.


Le due mappe quindi, i due grandi momenti della cartografia romana, marmorea e cartacea,

riportate alla stessa scala e sovrapposte sono infine esposte nel museo in modo inedito, cioè calpestabile!



Nel corso degli ultimi 250 anni il centro storico di Roma è cambiato ben poco nei suoi siti

essenziali, perciò la pianta del Nolli rimane ancora una delle migliori fonti per comprendere

anche la città contemporanea e, camminando sul pavimento in vetro della sala principale del

museo (150 lastre come quelle di cui era composta la mappa), possiamo quindi riconoscere il

Colosseo e tanti altri “landmark” dell’antica capitale così come dell’attuale, come appunto in una passeggiata romana!



Per saperne di più:


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