I Giganti di Mont’e Prama: una storia che emerge dalla terra
- Nadia Fronteddu

- Dec 30, 2025
- 6 min read

Ci sono luoghi in cui la terra non conserva solo resti, ma attese. Mont'e Prama è uno di questi. Un campo agricolo nell’oristanese, apparentemente anonimo, che per secoli ha custodito sotto la superficie una delle storie più complesse e affascinanti del Mediterraneo antico. Non in forma di rovine monumentali, ma frammentata: occhi, busti, scudi, mani spezzate. Come se il passato avesse scelto di tornare solo a pezzi, costringendoci a un lavoro lento, paziente, interpretativo.
I Giganti di Mont’e Prama non si offrono mai in modo semplice. Non lo hanno fatto quando furono scoperti, non lo fanno oggi. E forse è proprio questo il motivo per cui continuano a interrogare archeologi, storici, visitatori e – inevitabilmente – chi, come me, è cresciuto in Sardegna con un rapporto quotidiano e spesso inconsapevole con le sue stratificazioni.

Una scoperta che rompe la linearità della storia
Ciò che colpisce fin dall’inizio è la condizione dei reperti: nessuna statua è integra. Tutto è spezzato, deliberatamente. I corpi sono stati frantumati e deposti sotto terra in modo non casuale. Questa distruzione intenzionale apre interrogativi ancora oggi irrisolti: atto rituale? Violenza simbolica? Conflitto culturale?
L’archeologia, qui, non offre risposte definitive. Offre piuttosto scenari possibili, ipotesi stratificate. Ed è proprio questa incertezza a rendere Mont’e Prama un sito così contemporaneo nel suo modo di parlarci.
Statue che cambiano le cronologie
Quando i frammenti vengono studiati e restaurati, la portata della scoperta diventa evidente. Le statue raffigurano figure maschili armate – arcieri, guerrieri, pugilatori – alte fino a due metri e mezzo. La postura è frontale, lo sguardo fisso, gli occhi resi attraverso cerchi concentrici che non cercano realismo ma presenza.
La datazione, collocata tra il IX e l’VIII secolo a.C., è uno degli aspetti più destabilizzanti: queste statue sono precedenti alla grande statuaria greca arcaica. In altre parole, nel Mediterraneo occidentale esisteva già una tradizione scultorea monumentale autonoma, complessa, formalmente codificata. Questo dato, da solo, è sufficiente a rimettere in discussione narrazioni consolidate. Non per sostituirle con altre più enfatiche, ma per renderle più articolate. La storia non procede per centri unici e periferie silenziose: procede per connessioni, sovrapposizioni, sperimentazioni parallele.
Il mondo nuragico oltre gli stereotipi
Le statue di Mont’e Prama appartengono al mondo nuragico, una civiltà spesso ridotta – nell’immaginario collettivo – ai soli nuraghi. Torri enigmatiche, sì, ma troppo spesso isolate dal contesto culturale che le ha prodotte. Qui, invece, il contesto emerge con chiarezza: accanto ai Giganti compaiono modelli di nuraghe, betili, strutture funerarie, segni di una cultura simbolica complessa, capace di integrare architettura, scultura e ritualità.
Non siamo di fronte a un’espressione artistica improvvisata, ma a un progetto coerente. Le statue sembrano presidiare uno spazio, forse una necropoli, forse un luogo cerimoniale. Non celebrano individui riconoscibili, ma un’idea di comunità armata, ordinata, vigile. Ed è interessante notare come questa rappresentazione non sia eroica nel senso classico. Non c’è dinamismo, non c’è pathos. C’è immobilità. Una presenza che non ha bisogno di muoversi per affermarsi.
La distruzione come messaggio
Uno degli aspetti più affascinanti – e inquietanti – di Mont’e Prama resta la distruzione sistematica delle statue. Qualcuno, a un certo punto, ha deciso che quelle figure andavano annientate. Non spostate, non riutilizzate, ma rese irriconoscibili.
Nell’archeologia mediterranea, la distruzione delle immagini è spesso legata a cambiamenti di potere, a trasformazioni religiose o culturali. Eliminare le statue significa interrompere una continuità simbolica. Significa dichiarare che ciò che rappresentavano non aveva più diritto di esistere. Eppure, paradossalmente, è proprio questa distruzione a permetterne la conservazione. Se le statue non fossero state sepolte, probabilmente sarebbero andate perdute del tutto. La terra, ancora una volta, ha funzionato come archivio.
Il tempo lungo del recupero
Per decenni, i frammenti di Mont’e Prama restano in deposito. Il loro studio procede lentamente, tra difficoltà tecniche, limiti di risorse, dibattiti accesi. Il restauro – complesso e minuzioso – diventa esso stesso un processo di interpretazione: ogni frammento deve trovare il suo posto, senza la certezza di un modello di riferimento.
Oggi, molte statue sono visibili al Museo Civico Giovanni Marongiu, altre in esposizione a Cagliari. Il pubblico può finalmente incontrarle, ma l’impressione è che il loro racconto non sia ancora concluso. Ogni nuova campagna di scavo, ogni nuova tecnologia di analisi, aggiunge un dettaglio e allo stesso tempo apre nuove domande. Mont’e Prama non è un sito “chiuso”. È un luogo che continua a produrre senso.
L’incontro diretto
Vedere i Giganti dal vivo è un’esperienza che difficilmente si esaurisce in una spiegazione. La loro scala altera la percezione dello spazio. La ripetizione delle forme crea un ritmo quasi ipnotico. Non comunicano aggressività, ma controllo.
Da appassionata di archeologia, ciò che mi colpisce di più è la loro ambiguità temporale. Sono antichissimi, eppure non appaiono lontani. Non cercano empatia, ma nemmeno distanza. Stanno lì, come se il tempo non fosse del tutto passato. Forse è questo il loro valore più profondo: ricordarci che la storia non è una sequenza lineare di “prima” e “dopo”, ma un insieme di strati che continuano a dialogare.
Mont’e Prama oggi
Parlare oggi dei Giganti di Mont’e Prama significa anche interrogarsi sul rapporto tra patrimonio, territorio e responsabilità. Come si racconta un sito così complesso senza semplificarlo? Come si protegge senza isolarlo? Come lo si rende accessibile senza trasformarlo in un’immagine decorativa? Sono domande aperte, che non riguardano solo la Sardegna ma il modo stesso in cui, come società, gestiamo il passato. Mont’e Prama ci ricorda che il patrimonio non è mai neutro: chiede cura, tempo, competenza. E soprattutto ascolto.
Una storia ancora in corso
I Giganti di Mont’e Prama non sono un punto fermo, ma una frase ancora in costruzione. Ogni frammento ricomposto non chiude il discorso: lo rende più articolato. Ed è forse questa la loro lezione più interessante. Non offrono certezze assolute. Offrono complessità. E in un’epoca che tende a semplificare tutto, non è poco.
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Bibliografia essenziale sui Giganti di Mont’e Prama
1. Monografie e volumi scientifici
Faedda, Barbara; Bernardini, Paolo; D’Oriano, Rubens (a cura di)The Giants of Mont’e Prama. Context, Sculpture, Restoration Roma, Gangemi Editore, 2014. Volume fondamentale che raccoglie contributi di archeologi, storici dell’arte e restauratori coinvolti direttamente nel progetto Mont’e Prama. Link editore: https://www.gangemi.com/prodotto/the-giants-of-monte-prama/
Faedda, Barbara; Carta, Paolo A Lost Mediterranean Culture: The Giant Statues of Sardinia’s Mont’e Prama New York, Columbia University Press, 2023. Testo accademico in lingua inglese che colloca Mont’e Prama nel contesto del Mediterraneo dell’età del Ferro, con attenzione alla statuaria e alla sua portata storica. Link Columbia University Press: https://cup.columbia.edu/book/a-lost-mediterranean-culture/9780231212106
Casula, Francesco Cesare I Giganti di Mont’e Prama nella storia Sassari, Carlo Delfino Editore, 2018. Analisi storica e interpretativa del complesso scultoreo nel quadro più ampio della Sardegna protostorica. Link editore: https://www.carlodelfinoeditore.it/i-giganti-di-monte-prama-nella-storia.html
2. Atti di scavo e studi archeologici
Bernardini, Paolo “Mont’e Prama: le sculture e il contesto”in Bollettino di Archeologia, Ministero per i Beni Culturali, vari numeri. Articoli fondamentali per comprendere il contesto stratigrafico, la cronologia e le problematiche interpretative del sito.Accesso tramite MiC: https://www.bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it
Usai, Emanuele “Il complesso monumentale di Mont’e Prama e la società nuragica”in Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano. Studio centrato sulla relazione tra statuaria, necropoli e assetto sociale nuragico.Link Soprintendenza: https://sabap-ca-or.beniculturali.it
3. Cataloghi museali e fonti istituzionali
Museo Civico Giovanni Marongiu – Cabras Catalogo permanente della collezione dei Giganti di Mont’e Prama. Schede ufficiali delle statue, con dati tecnici, tipologie e stato di conservazione. Sito ufficiale: https://www.museocabras.it
Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sezione Mont’e Prama. Informazioni istituzionali, inquadramento cronologico e storico delle statue esposte. Sito ufficiale: https://museinazionalicagliari.cultura.gov.it
Ministero della Cultura (MiC) Dossier Mont’e Prama.Aggiornamenti su campagne di scavo, restauri e progetti di valorizzazione. https://cultura.gov.it
4. Articoli scientifici e risorse accademiche online
Metropolitan Museum of Art – Heilbrunn Timeline of Art History “Sardinian Sculpture: The Giants of Mont’e Prama”Scheda di inquadramento storico-artistico in lingua inglese, utile per il confronto mediterraneo. https://www.metmuseum.org/toah/hd/sard/hd_sard.htm
JSTOR / Google Scholar Parole chiave consigliate: – “Mont’e Prama”– “Nuragic sculpture”– “Nuragic civilization Iron Age Sardinia”
Link diretti: https://www.jstor.orghttps://scholar.google.com
5. Contesto storico-culturale (civiltà nuragica)
Lilliu, Giovanni La civiltà dei Sardi dal Neolitico all’età dei nuraghi Torino, ERI, 1988. Testo classico imprescindibile per comprendere il contesto culturale in cui si inserisce Mont’e Prama.









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