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- Il SALOTTO sui figli di una Cultura di Mezzo o Third Culture Kids
Un incontro particolarmente interessante Il Salotto organizzato sabato 15 giugno dall’Associazione Nazionale Donne Italo-Australiane con la collaborazione della Società Dante Alighieri di Sydney. Le sedie nella elegante sala del Canada Bay Club erano disposte a semicerchio, creando un'atmosfera da salotto, senza una separazione tra pubblico e relatori, per favorire la libertà di espressione dei partecipanti. L’evento, con la gradita partecipazione del sindaco di Canada Bay, Michael Megna, ha avuto come ospite d’onore Sara Coggiola, proveniente da Melbourne. Sara, fondatrice di Between Cultures, è una Life Coach che attraverso corsi di formazione e sessioni di coaching offre supporto a donne e famiglie immigrate/espatriate con figli cresciuti tra culture diverse, noti come "Third Culture Kids" (TCK) o figli di una terza cultura. Questo termine, coniato negli anni '50 dagli antropologi John e Ruth Useem, descrive ragazzi che non si identificano pienamente né con la cultura dei genitori né con quella del paese in cui vivono. Nella sua esposizione, Sara è stata affiancata da Manuela Rispoli e Nadia Fronteddu, che hanno posto domande e spunti di riflessione su aspetti relativi alla formazione tra chi si trasferisce stabilmente all'estero e chi cambia frequentemente paese, sull'evoluzione delle tradizioni, sull’impatto nel senso identitario nei ragazzi e su come aiutarli a conciliare la cultura del paese ospitante e quella dei genitori. Sara ha sottolineato come i TCK sviluppino una combinazione unica di identità culturali, mostrando grande capacità di adattamento e comprensione interculturale. Affrontano sfide uniche, come la difficoltà di definire dove è "casa" o di stabilire radici a lungo termine in un luogo specifico, ma possono anche trarre grandi benefici dalla loro esperienza multiculturale. Tra questi lo sviluppo di competenze linguistiche avanzate, una maturità precoce e la capacità di fare da ponte tra diverse culture, arricchendo così la società globale. Riguardo alle strategie per aiutare i TCK, Sara ha parlato di programmi scolastici internazionali che incoraggiano la consapevolezza culturale, un aiuto psicologico mirato, e la creazione di reti di supporto tra famiglie che vivono esperienze simili. L’incontro ha visto numerosi interventi dal pubblico. Giuseppina ha condiviso la sua esperienza di vita tra paesi arabi, Italia e Australia, sottolineando l'evoluzione della lingua e della cultura e il suo spaesamento nel confrontarsi con una Sicilia diversa dall'immaginario. Alessandra, giovane mamma, ha raccontato come i suoi figli siano perfettamente integrati in entrambi i paesi, mentre Ilaria ha evidenziato le pressioni sul nucleo familiare durante i trasferimenti, con rischi di destabilizzazione in caso di separazioni o divorzi dei genitori. Vittoria ha sottolineato l'importanza di perserverare nel parlare italiano a casa con i nipoti e considerare l’apprendimeno della lingua come veicolo per far apprezzare la cultura. Carmen ha ribadito il concetto della connessione tra lingua e cultura, per instillare nei nostri figli l’orgoglio per le radici, allargar loro gli orizzonti e farli diventare cittadini del mondo. Yvette ha evidenziato la separazione fatta da sua figlia tra la cultura friulana appresa dalla nonna, la cultura italiana e quella australiana, pertanto si sente italo-friulana quando in Italia, ma australiana in Australia. Joyce ha espresso la necessità di "fare pace" con il senso della doppia appartenenza, riconoscendo la ricchezza di questa esperienza e di trasmetterla alle nuove generazioni. Infine, Michael Megna ha specificato come la sua identità italiana si sia evoluta e diluita attraverso le generazioni, sottolineando l'uso di diverse lingue nella sua famiglia con TCK. La ciliegina sulla torta è stata offerta da Peter Ciani che ha recitato una poesia in dialetto siciliano, esaltandone la musicalità ed evidenziando la necessità di mantenere vivi i dialetti nelle nuove generazioni. Il dibattito proseguirà con una prossima edizione de il SALOTTO, con la partecipazione dei giovani TCK. Il discorso sull'evoluzione del concetto di TCK non può che diventare di maggiore attualità alla luce della crescente mobilità globale e delle tecnologie che connettono persone oltre le frontiere geografiche. Concetta Cirigliano Perna AM (Testo apparso su La Fiamma, 24 giugno 2024)
- Explore Architectural Elegance Through Italian: "La Lingua Italiana nella Storia dell'Architettura"
Immerse yourself in the grand journey from Roman times to modern day through " La Lingua Italiana nella Storia dell'Architettura ". This course is perfectly tailored for enthusiasts and students of all ages with a solid understanding of Italian. Dive deep into the epochs of architectural brilliance and expand your vocabulary with specialized terms. Witness how Italian architects like Mario Antonio Arnaboldi and Renzo Piano have sculpted the skyline of Sydney. Whether you're a lover of art and architecture or planning to explore Italy's iconic landmarks, this course offers enriching insights into architectural styles and terminologies with a non-academic, simplified approach using vivid images and explanations. Join Arch. Ivo Enrico Poluzzi for 8 captivating sessions, 2 hours each. Expressions of Interest: Please write us at enquiries@dantealighieri.com.au
- L’Assemblea Costituente si tinge di rosa
Ventuno. Un numero importante, che tinge di rosa il percorso verso la nascita della Repubblica Italiana. Perché ventuno furono le prime deputate elette durante la consultazione elettorale del 2 giugno 1946, la stessa in cui le donne per la prima volta votarono per scegliere, attraverso un Referendum, la forma di governo del Paese tra monarchia e repubblica. Il Referendum sancì la sconfitta della monarchia e la nascita della Repubblica. E se ventuno donne su 556 deputati possa sembrare un numero poco rilevante, in realtà si trattò di un risultato di straordinaria portata, visto che le donne italiane avevano ottenuto il diritto di voto solo l’anno prima. Ventuno pioniere, che, entrando in un ambito fino ad allora a esse precluso, presero parte attiva nelle decisioni sul futuro del Paese e nella scrittura della Costituzione Repubblicana, il ‘frutto più maturo della Resistenza’. Quella Resistenza che le ha viste protagoniste. In migliaia si erano dedicate all’assistenza ai partigiani, alla cura dei feriti, al trasporto di armi, indumenti e cibo nelle zone più impervie, tra i monti. Da staffette, avevano garantito una rete fittissima di collegamenti tra i vari gruppi partigiani. Distribuivano materiale di propaganda clandestina, identificavano i cadaveri, avvertivano i famigliari dei caduti e li assistevano moralmente. Non venivano dotate di armi, e se catturate, dovevano tacere e subire le torture. Il loro fu anche un impegno politico. Di ogni estrazione sociale, operaie, studentesse, casalinghe, insegnanti, in città, così come in campagna, organizzarono corsi di preparazione politica e tecnica, di specializzazione per l'assistenza sanitaria, per la stampa dei giornali, dei fogli del Comitato di Liberazione Nazionale e per la divulgazione di volantini di propaganda, a favore della lotta partigiana. Nel 1943 crearono a Milano i “Gruppi di Difesa delle Donne per l'assistenza ai combattenti per la libertà". Da una stima effettuata a guerra finita si contarono circa 70.000 associate. I numeri non lasciano dubbi: 35.000 partigiane nelle formazioni combattenti, 20.000 staffette, 638 le donne fucilate o cadute in combattimento, 1750 le ferite, 4633 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, 2.750 le deportate in Germania. Sedici Medaglie d'oro e diciassette Medaglie d'argento. La guerra finì. Si usciva da una dittatura ventennale, che aveva calpestato i più fondamentali diritti civili e da una guerra che aveva decimato vite giovani, lasciato macerie e messo in ginocchio l’economia del nostro Paese. Da dove ricominciare? Sembrava una situazione senza scampo! Uno scatto di orgoglio e voglia di rinascita accesero i cuori e la mente degli italiani. Si rimboccarono le maniche! Chi non ce l’ha fatta, è partito. Molti verso l’Australia. Fin qui nulla di diverso da quanto era successo dopo altre guerre e devastazioni nel passato. Il fatto veramente nuovo lo hanno rappresentato le donne. Dopo la Resistenza avevano preso piena coscienza del loro ruolo e prorompente era la loro voglia di libertà anche da una cultura che avrebbe voluto che ritornassero al loro ruolo domestico, storicamente a esse "più adatto". Soprattutto sapevano che da quel momento in avanti avrebbero potuto far sentire la propria presenza e fare la differenza. E la differenza la fecero, soprattutto nella scrittura della nostra Costituzione, una delle più belle mai scritte e che ci viene invidiata dal mondo intero. Le ventuno deputate erano lavoratrici, operaie, insegnanti, in tredici avevano una laurea. Quasi tutte avevano conosciuto il carcere, il confino o la deportazione come Elettra Pollastrini o Adele Bei. Erano giovanissime. Nilde Iotti ne aveva solo 26 di anni, e nel 1979 diventerà la prima donna a presiedere la Camera dei Deputati. Giovanissime eppure già madri: le "madri costituenti", che decisero sul futuro della democrazia, sul nostro futuro. A dispetto della storiografia ufficiale e dell’immaginario collettivo che continuano a parlare solo ed esclusivamente di "padri costituenti". A dispetto della splendida foto di questa donna nell’annuncio della vittoria della Repubblica Italiana. Una Donna che guarda con orgoglio in avanti e sa che il futuro dipende anche da lei. Concetta Cirigliano Perna
- Raffaella Carrà
Raffaella Carrà, pseudonimo di Raffaella Maria Roberta Pelloni, è stata una celebre showgirl, cantante, attrice e presentatrice televisiva italiana, nata il 18 giugno 1943 a Bologna e scomparsa il 5 luglio 2021. La sua carriera si è distinta per il suo impatto significativo sulla televisione e la cultura pop italiana ed europea dagli anni '60 fino agli anni 2000. Carrà è stata una vera e propria icona, nota per la sua energia, il carisma e uno stile distintivo che ha spesso infranto gli schemi tradizionali. La sua famosa canzone "Tuca Tuca" causò scandalo negli anni '70 per la sua coreografia audace, mentre "A far l'amore comincia tu" divenne un inno alla liberazione sessuale, rendendola un simbolo di emancipazione e forza femminile. Oltre alla musica, Raffaella Carrà ha avuto un enorme successo come conduttrice televisiva, guidando programmi di grande successo come "Carramba! Che sorpresa" e "Pronto, Raffaella?", che hanno rivoluzionato il format del talk show in Italia, mescolando intrattenimento, interviste e momenti di vita quotidiana. Raffaella Carrà non solo ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo dello spettacolo, ma è anche riconosciuta come un'icona gay. La sua capacità di esprimere libertà, autoaccettazione e forza l'ha resa estremamente popolare nella comunità LGBTQ+, celebrata per il suo approccio aperto e inclusivo. La sua versatilità artistica è evidenziata anche dalle sue performance canore in diverse lingue. Oltre all'italiano, ha cantato in spagnolo e greco, tra gli altri, consentendole di raggiungere e influenzare un pubblico ancora più ampio a livello internazionale. Questa capacità di connettersi con diverse culture e lingue ha rafforzato il suo status di icona globale. La sua importanza non si limita solo al suo successo personale, ma anche al modo in cui ha influenzato la società, abbattendo tabù e promuovendo un'immagine di donna forte, indipendente e positiva. La sua eredità continua a vivere attraverso il suo vasto repertorio di canzoni, le memorabili performance televisive e il suo impatto culturale duraturo. Oltre al suo contributo artistico, Carrà ha dimostrato un forte impegno sociale. È stata madre adottiva a distanza di diversi bambini, mostrando la sua dedizione alle cause umanitarie e al benessere dei più vulnerabili. ----------------- Raffaella Carrà, pseudonym of Raffaella Maria Roberta Pelloni, was a renowned Italian showgirl, singer, actress, and TV presenter, born on June 18, 1943, in Bologna and passed away on July 5, 2021. Her career stood out for its significant impact on Italian and European television and pop culture from the 1960s to the 2000s. Carrà was a true icon, known for her energy, charisma, and distinctive style that often broke traditional molds. Her famous song "Tuca Tuca" caused a scandal in the 1970s for its bold choreography, while "A far l'amore comincia tu" became an anthem of sexual liberation, making her a symbol of emancipation and female strength. Besides music, Raffaella Carrà achieved enormous success as a television host, leading highly successful programs like "Carramba! Che sorpresa" and "Pronto, Raffaella?", which revolutionized the talk show format in Italy by blending entertainment, interviews, and everyday life moments. Raffaella Carrà not only left an indelible mark in the entertainment world but is also recognized as a gay icon. Her ability to express freedom, self-acceptance, and strength made her extremely popular in the LGBTQ+ community, celebrated for her open and inclusive approach. Her artistic versatility is also highlighted by her singing performances in various languages. Besides Italian, she sang in Spanish and Greek, among others, allowing her to reach and influence a broader audience internationally. This ability to connect with different cultures and languages reinforced her status as a global icon. Her significance extends beyond her personal success to the way she influenced society, breaking taboos and promoting an image of a strong, independent, and positive woman. Her legacy continues through her vast repertoire of songs, memorable television performances, and lasting cultural impact. In addition to her artistic contribution, Carrà showed a strong social commitment. She was a foster mother to several children, demonstrating her dedication to humanitarian causes and the welfare of the most vulnerable.
- Il Carnevale di Viareggio (The Carnival of Viareggio)
© Karin Crona © Vinicio Poletti & Antonella Serafini (English version below) Il Carnevale di Viareggio è uno degli eventi carnevaleschi più famosi e spettacolari d'Italia e del mondo, conosciuto principalmente per le sue parate di enormi carri allegorici in cartapesta. Questa festa ha luogo ogni anno nella città di Viareggio, situata sulla costa della Toscana, e attrae migliaia di visitatori, sia italiani che internazionali. La tradizione del Carnevale di Viareggio risale al 1873. La manifestazione nacque dall'idea di un gruppo di giovani che desideravano organizzare una giornata di festa durante il periodo di Carnevale. L'evento si è evoluto nel corso degli anni, diventando sempre più grande e sofisticato, con la partecipazione di carri allegorici sempre più imponenti e artistici. I carri sono famosi per la loro grandezza e per l'ingegnosità delle costruzioni, rappresentando temi attuali, personaggi famosi o tematiche politiche e sociali, spesso in chiave satirica. La costruzione di questi carri richiede mesi di lavoro e la collaborazione di artisti, ingegneri, artigiani e volontari. Oltre ai carri allegorici, il Carnevale di Viareggio è animato da bande musicali, artisti di strada, ballerini in costume e eventi collaterali che contribuiscono a creare un'atmosfera festosa e inclusiva. Una delle figure simbolo del Carnevale di Viareggio è il Burlamacco, mascotte ufficiale introdotta nel 1931 dal pittore Uberto Bonetti. Il costume di Burlamacco è ispirato ai colori e ai motivi delle tradizionali cabine balneari di Viareggio, in rosso e bianco, e il personaggio è diventato un'icona riconosciuta del Carnevale. Oltre alle parate, il Carnevale di Viareggio include eventi come competizioni sportive, mostre d'arte, feste in maschera e fuochi d'artificio, rendendolo una celebrazione che coinvolge l'intera città per tutto il periodo di Carnevale, che si estende solitamente per diverse settimane tra la fine di gennaio e l'inizio di marzo. Il Carnevale di Viareggio non è solo un'importante attrazione turistica che promuove la cultura locale e l'artigianato, ma rappresenta anche un momento di critica sociale e politica, in cui l'arte della satira e della caricatura viene espressa in maniera creativa e spettacolare. ------------ The Carnival of Viareggio is one of the most famous and spectacular carnival events in Italy and globally, known primarily for its parades of huge allegorical floats made of papier-mâché. This festival takes place every year in the city of Viareggio, located on the Tuscan coast in Italy and attracts thousands of visitors, both Italian and international. The tradition of the Viareggio Carnival dates back to 1873. The event was born from the idea of a group of young people who wanted to organise a day of celebration during the Carnival period. The event has evolved over the years, becoming bigger and more sophisticated, with the participation of increasingly large and artistic floats. The floats are famous for their size and the ingenuity of their constructions, depicting current themes, famous personalities, or addressing political and social issues, often in a satirical manner. The construction of these floats requires months of work and the collaboration of artists, engineers, artisans and volunteers. Apart from the allegorical floats, the Viareggio Carnival is animated by musical bands, street performers, dancers in costume and side events that contribute to creating a festive and inclusive atmosphere. One of the symbolic figures of the Viareggio Carnival is Burlamacco, the official mascot introduced in 1931 by the painter Uberto Bonetti. The costume of Burlamacco is inspired by the colours and patterns of the traditional beach huts of Viareggio, in red and white, and the character has become an iconic symbol of the Carnival. Beyond the parades, the Viareggio Carnival includes events such as sports competitions, art exhibitions, masquerade parties and fireworks, making it a celebration that involves the entire city for the entire Carnival period, which usually extends for several weeks between the end of January and the beginning of March. The Viareggio Carnival is not just an important tourist attraction that promotes local culture and craftsmanship but also represents a moment of social and political critique, where the art of satire and caricature is expressed in a creative and spectacular manner.
- Italian After School Project
The After School project is a primary school-focused Italian language and culture program We are thrilled to share some exciting news with you! We are working to bring Italian language courses right to school doorsteps. Our after-school project is designed to make it easier for students aged 7-12 years to acquire proficiency in Italian and to strengthen their ties to the Italian community in Sydney. Learning a Latin language can open up a world of possibilities, enabling students to connect more deeply with their cultural roots. What makes our program truly unique is that we infuse each lesson with both linguistic and cultural insights. Even if the students have no prior Italian background, they will find our courses inclusive and inspiring. The courses are specially designed by a team of expert instructors who are skilled at teaching students of all ages and language backgrounds, including complete beginners. The curriculum covers all aspects of language learning (Speaking, Listening, Writing, and Reading) and is designed with a dynamic and engaging approach to ensure that students quickly develop strong communication skills. Whether your child is a beginner or has Italian roots, our program is inclusive for all. Plus, our family-friendly pricing ensures accessibility. When: 4 TERMS 2024 Where: At your child's school Fee: AUD 400.00 (AUD $350.00 siblings discount) For more information or to express your interest, please don't hesitate to contact us at: enquiries@dantealighieri.com.au
- Il Potere Curativo degli Spazi Verdi Urbani per la Qualità della Vita, la Felicità e il Benessere.
The Healing Power of Urban Green Spaces for Quality of Life, Happiness, and Wellbeing. Alessio RUSSO è docente di Architettura del Paesaggio (Senior Lecturer) e attualmente ricopre la posizione di Direttore del Master in Architettura del Paesaggio presso l'University of Gloucestershire nel Regno Unito. La sua carriera accademica e professionale è caratterizzata da un profilo internazionale e da una varietà di esperienze, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Colture Arboree ed Agrosistemi Forestali, Ornamentali e Paesaggistici presso l'Università di Bologna, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano. Precedentemente, ha ottenuto la Laurea Specialistica in Progettazione e Pianificazione delle Aree Verdi e del Paesaggio presso l'Università di Pisa e ha completato il Corso di Perfezionamento in Healing Gardens: Progettazione del verde nelle strutture di cura presso l'Università degli Studi di Milano. Il dottor Russo ha occupato posizioni di rilievo in diverse istituzioni accademiche, tra cui quella di Professore Associato presso la RUDN di Mosca e di Professore e Direttore del Laboratorio di Progettazione Urbana e del Paesaggio presso l'Università Federale dell'Estremo Oriente di Vladivostok. Ha inoltre contribuito significativamente alla ricerca in qualità di Research Scholar presso l’Università della Florida e come assegnista di ricerca presso la Libera Università di Bolzano. La sua ricerca è focalizzata su diverse tematiche, tra cui le infrastrutture verdi, i servizi ecosistemici in ambito urbano, la valorizzazione dei giardini storici, il miglioramento del verde urbano per il benessere mentale e fisico e la progettazione di giardini terapeutici in contesti ospedalieri. Il dottor Russo è autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche ed è membro di prestigiosi comitati scientifici internazionali, tra cui il Comitato Scientifico Internazionale sui Paesaggi Culturali ICOMOS-IFLA, il Circolo Consultivo della Federazione Internazionale degli Architetti del Paesaggio (IFLA) e la Commissione dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) sulla Gestione dell'Ecosistema. E' inoltre membro del comitato di redazione delle riviste “Urban Planning” e “Urban Resilience and Sustainability” (AIMS Press) e ricopre la posizione di Associate Editor presso la rivista “Urban Agriculture & Regional Food Systems”. In ambito professionale, il dottor Russo ha applicato le sue competenze nella progettazione e pianificazione del paesaggio in diversi paesi, tra cui il Regno Unito, gli Emirati Arabi Uniti, la Russia e l'Italia. Vi aspettiamo numerosi! For more information and to RSVP, click HERE
- Tommaso Favino Literary Competition 2023
Call for submissions The Dante Alighieri Society Sydney is delighted to launch the Tommaso Favino Literary Competition 2023 on the theme? Il viaggio: cos’é per te Participants will have to produce either an essay, or a poem, or a piece of creative work (fiction) or a video around this theme. Trajectories for your work may include: The theme of travel has always been at the centre of world literature. Saint Augustine wrote: “The world is a book, and those who don't travel read only one page". In the first century B.C. the belief circulated that: "The wisest heroes were those who visited many places and roamed the world." The Odyssey summarizes the concrete and symbolic meanings related to the theme of travel. In the Divine Comedy Ulysses, according to Dante, travelled to follow «virtude and knowledge». For Leopardi, travel is a "reckless enterprise to conquer the unknown". For 'authentic travellers' travel is the joy of knowledge, the discovery of unexplored cultures, the experience of unrepeatable emotions, the possibility of savoring the richness of different lives and peoples. For many, travel represents greater self-knowledge. And for you, what does travel represent? The competition is open to students of Italian language currently enrolled in a school, a university or in a community language school or in a cultural institution in the Sydney area. Terms and Conditions 1. Works shall be submitted in Italian. 2. Works shall be unpublished, typed for a maximum 1,000 words or less. They shall be typed double- spaced with a font size not smaller than 12. 3. Each participant can present only one work. 4. Entries shall be sent in doc or pdf format to the following email address: enquiries@dantealighieri.com.au Name, surname, contact details of the author, and name of the institution where the author is studying Italian must be indicated in the body of the email (not in the attachment). 5. Closing date for all entries is 30th November 2023 at 5 pm. 6. A qualified jury will choose the winners. The jury's decision is undisputable. Prizes will include the following: - 1 st Prize: 500 $ and certificate of award. - 2 nd Prize: 300 $ and certificate of award. - 3 rd Prize: 200 $ and certificate of award. - Notable Mentions. The judging panel may award notable Mentions. The winners of notable mentions will receive a certificate of award. The winners will receive written communication prior to the awarding ceremony. Buon lavoro and the best of luck. In bocca al lupo a tutte e a tutti! The Dante Alighieri Society Committee
- A New Way of Being Italian Through the Lens of Hip Hop
Despite Italy’s rich history of cultural diversity, dominant social and political discourses continue to perpetuate the country’s self-perception as a culturally, racially, and religiously homogenous nation. In this context, Italian youth of migrant background are caught in an in-between position where they are not immigrants (being born and/or raised in Italy), but they are nonetheless excluded from complete belonging. This is particularly apparent in the case of Italian youth of African descent who are also subjected to both systemic and everyday racialisation. In this talk, Margherita Angelucci presents findings from her doctoral research suggesting that cultural practices like Hip Hop music offer alternative forms of belonging and identification that allow Afroitalian youth to articulate complex transcultural identities spanning beyond the dichotomy Italian / immigrant. Through practical examples from songs, music videos and lyrics, we will see how Afroitalian rappers are introducing new cultural and linguistic elements in Italian music, standing as evidence of the increasing transculturality in contemporary Italy. The event will be ONLINE at this link: https://us06web.zoom.us/j/84102140645
- Scusarsi attraverso le culture: Emailed apologies by Australian learners of Italian
In using language, we have the ability to cause change in the world – to evoke emotion, to shift perception, to make or break connections. Apologising is a key strategy for restoring or maintaining balance in our relationships, and this is particularly true when you are a student apologising for not having completed your academic duties. In this talk, I will explore strategies used by Australian learners of Italian to apologise to their teachers via email. This investigation will consider the learners’ use of Italian in comparison to native speakers of Italian and native speakers of Australian English, and comment on some key cross-cultural differences between these groups. THE EVENT WILL BE ONLINE AT THIS LINK: https://us06web.zoom.us/j/81178098179
- “There Are Gains in the Losses”: Beyond ‘Authenticity’
Finding Relevance in the Imperfect Italo-Australian Vernacular This presentation makes complicated the seemingly straightforward correlation between language and community. I situate my discussion in Melbourne’s Italian Museum, Museo Italiano where, in 2017-18, community members were invited to share their experiences and perspectives to help find points of future relevance in the Italian migrant story for the community museum and the community more broadly. As participants walk through the exhibition, the use of a Standard Italian incorporated as soundscape, for object labelling and in interpretive text throughout the gallery becomes an unexpected point of contention and prompts in many, the recollection of the use of language as a historic and political indicator for levels of social standing and refinement, of being ‘more’ or ‘less’ Italian. Their comments expose some of the ‘cultural baggage’ associated with learning, and indeed, leaving language at school. Thinking through these experiences, I ask, how might the addition of alternative representations of language as fluid, dynamic and as a process of whole body listening complement and enhance traditional attitudes to language as a skill to be perfected? Ultimately, this presentation argues that transitions in language, if framed as the result of changing social conditions and as a celebration of the diasporic experience can potentially revitalise the value of community language learning: there is relevance and hope in acknowledging the imperfection.
- La Traversata Notturna, Andfrea Canobbio
Autore: Andrea Canobbio Titolo: La traversata notturna Editore: La Nave di Teseo Presentato da Elisabetta Rasy Parte come un memoir La traversata notturna di Andrea Canobbio, ma diventa subito un potente romanzo famigliare dei nostri giorni, toccando con originalità e intensità il sentimento delle radici che ognuno di noi a suo modo coltiva. Tanto più convincente la storia che Canobbio ci racconta perché lo scrittore evita i modi della saga o delle reminiscenze sentimentali per inoltrarsi in una sorta di ricerca del tempo perduto che, come in un’antica epopea, si dilata in spazi ed epoche distanti, in un sapiente andirivieni tra passato e presente. Il presente sono le peregrinazioni nella sua città, Torino, che è allo stesso tempo santuario dei ricordi, palcoscenico di una danza di spettri, e geografia esotica da decifrare come una terra straniera. Il narratore, chiedendo aiuto agli antropologi del passato, si fa etnologo della propria tribù famigliare mentre si muove sulle per lui misteriose tracce della vita del padre, come una sorta di nuovo Telemaco che in cerca di Ulisse si aggira per contrade lontane, qui rappresentate da fragili reliquie: lettere del perduto amore dei genitori, agende di una fitta e difficile quotidianità, reperti medici della depressione paterna che renderà agli occhi del figlio il capofamiglia una figura irraggiungibile e dolorosa. Forse quasi tutte le famiglie felici si somigliano, certo ogni famiglia infelice lo è a suo modo, un modo che per essere narrativamente convincente deve saperne restituire l’originalità. È la sfida che Canobbio vince, anche in virtù di una prosa perfetta e di una lingua fresca, limpida e insieme colta, il cui tono famigliare non diventa mai banalmente confidenziale mentre mette in scena questa toccante storia italiana e racconta, come in un’intima epopea, ciò che ci lega e ciò che ci allontana dalla nostra origine.
- La Sibilla. Silvia Ballestra
Autore: Silvia Ballestra Titolo: La Sibilla. Vita di Joyce Lussu Editore: Laterza Presentato da Giuseppe Antonelli A un certo punto della storia, si capisce che la libertà è un bene che può valere la vita. Così è stato durante gli anni del regime fascista e della guerra voluta dal dittatore Mussolini. Quel punto può ripresentarsi in qualunque momento. L’unico modo per capirlo è averlo vissuto o poterlo rivivere attraverso un racconto. Grazie a Silvia Ballestra, la straordinaria vita di Joyce Lussu rivive nelle pagine di un libro affascinante e imprevedibile com’era lei. Una sorta di valigia a doppio fondo, come quelle con cui superava i posti di blocco nazifascisti. C’è il romanzo di una vita e dentro una vita romanzesca; c’è la grande storia e dentro una grande storia d’amore: quella tra la sibilla Joyce ed Emilio Lussu; c’è la lingua agile del racconto e dentro le tante lingue parlate da una cittadina del mondo. Romanzo «di fame e di vita» e di fame di vita, vicenda di viaggi e di fughe (in questo senso, romanzo d’evasione), emozionante inno alla resistenza, all’indipendenza, alla libertà. Tutto questo è La Sibilla di Silvia Ballestra. E per questo, come amico della domenica, ho deciso di candidare il libro al Premio Strega 2023.
- Online vs face-to-face teaching & learning: teaching during COVID-19
14 July 2020 di Antonella Beconi* Does remote learning facilitate learning? I work as a tutor for Italian at the Centre for Continuing Education at the University of Sydney. Semester 1 of 2020 started as a usual semester. In Mid-March, due to the COVID-19 outbreak, all the teaching was moved online through the software Zoom. Undeniably, the virtual learning environment gives access to progress with the learning experience to remote students there are some challenges. The problems we faced during the semester were already underlined from other scholars of online and distance learning. Firstly, teachers and students need to possess the necessary hardware, software, a very good internet connection and a peaceful place where to use it. We have all experienced internet connection issues; the dark squares of the turned-off cameras and pets, or family interruptions during our zoom meetings. Not to mention the ability of the students dealing with the specific technical competence required. Therefore, as Smith & Ayers noticed in 2006, sometimes remote learning may hinder rather than enhance learning and understanding (Smith & Ayers, 2006). Which language skills improved most? The lack of Kinetic features like face and body language was substituted by the use of the chat, the whiteboard and PowerPoints, which are all written and grammatic-based tools. The use of these thus brings us to the same conclusion of Fredrickson & Oliveira (2019) who conducted an American study among ESL students. The study reveals that online learning experiences have a positive effect on English reading and writing skills. But in contrast, English listening and speaking skills didn’t improve as much. Is a face-to-face good teacher also a good online teacher? It is a common myth assuming that a face-to-face good teacher can easily become a good online teacher (Davis & Rose, 2007). Already in 2009 researchers found out the teaching skills and approaches needed in distant learning are different from those used in a face-to-face course (Compton, 2009). Every teacher and tutor experienced what Eas ton in 2003 claimed: in addition to the usual skills requested for an effective face-to-face teaching an online teacher needs to have virtual management techniques, skills to engage students through virtual communication and a paradigm shift in perceptions of instructional time and space (Easton, 2003). This shift in perceptions means the class time is no longer scheduled in a precise moment but instead distributed over the entire week if you include all the preparation work behind it. In fact, it became a necessity for both students and teachers to check email messages or websites daily and we perceived the amount of work as increasingly out of proportion. Which skills are required for online tutoring? Most importantly, the online teacher needs community-building skills to encourage socialisation, participation and collaboration; activities that are crucial for a positive remote learning experience (Hampel & Stickler, 2005; Jones & Youngs, 2006). The online teacher needs to build a group rapport so the learning environment feels less distant. Hampel & Stickler theorize a pyramid of skills required for online tutoring. On the first three levels, there are the basic skills, which are of course the competence in the use of computers and the software. But, on the fourth level of required skills, we find online socialization. Indeed, for high-quality online interaction, we need to establish a sense of community and trust (Salmon, 2003). The fifth level of skills requires the online teacher to be an effective facilitator of communicative competence. This skill builds upon the successful socialisation of students and the promotion of social cohesion: interaction between participants is crucial and can be achieved in an online course thro ugh task design. Creativity and choice are the sixth level of skills since ‘searching, evaluating and repurposing of materials’ are important web literacy skills. The seventh and highest level of skills for online language teaching is the ability to develop a ‘personal teaching style, using the media and materials to their best advantage, to form a rapport with the students and use the resources creatively for an active and communicative language learning. While technical and software specific skills are easy to learn, other skills, such as facilitating online socialising and community building, can be more challenging. Nonetheless, these skills are essential in order to promote social cohesion that is necessary for meaningful communicative interaction (Compton, 2009). Without a creative teacher, t he Internet can at best function as a convenient materials resource and communication vehicle (Felix, 2003). What will be the future of teaching after COVID-19? Connectedness; Rapport building; Belongingness and a positive non-threatening atmosphere are all crucial features for a positive and constructive teaching for both methods: face-to-face as well as online learning. Even if in the latter, skills differ. “Even though future teachers will most certainly not be replaced by computers, computer-using language teachers will replace those teachers who do not use computers” (Hegelheimer, 2006, p. 117). References Compton, L. K. L. (2009). Preparing language teachers to teach language online: A look at skills, roles, and responsibilities. Computer Assisted Language Learning, 22(1), 73-99. Davis, N., & Rose, R. (2007). Research Committee Issues Brief: Professional Development for Virtual Schooling and Online Learning. North American Council for Online Learning. Easton, S. S. (2003). Clarifying the instructor’s role in online distance learning. Communication Education, 52(2), 87-105. Felix, U. (2003). Teaching languages online: Deconstructing the myths. Australasian Journal of Educational Technology, 19(1). Fredriksson, A., & Oliveira, G. M. d. (2019). Impact evaluation using Difference-in-Differences. RAUSP Management Journal, 54(4), 519-532. Hampel, R., & Stickler, U. (2005). New skills for new classrooms: Training tutors to teach languages online. Computer Assisted Language Learning, 18(4), 311-326. Hegelheimer, V. (2006). When the technology course is required. Teacher education in CALL, 117-133. Jones, C. M., & Youngs, B. L . (2006). Teacher preparation for online language instruction. Teacher education in CALL, 267-280. Salmon, G. (2003). E-moderating: The key to teaching and learning online: Psychology Press. Smith, D. R., & Ayers, D. F. (2006). Culturally responsive pedagogy and online learning: Implications for the globalized community college. Community College Journal of Research and Practice, 30(5-6), 401-415. *Antonella Beconi è tutor, CCE Convenor for Italian courses, e PhD candidate presso il Department of Italian Studies, University of Sydney. E’ membro del comitato della Dante Alighieri Society Sydney
- Letter to the Dante Alighieri Society Sydney, no. 1
26 Agosto 2020 di Dr. Maria Teresa Piccioli Gentilissimi Presidente della Dante Alighieri di Sydney e Professoresse Cirigliano Perna e Beconi, al Presidente Fabio Carosone un ringraziamento particolare per aver organizzato una Conferenza di grande attualita’ via zoom sui neologismi: “La lingua Italiana che cambia”. A Concetta ed Antonella complimenti per l’interessante intervento. Grazie per il vs eccellente contributo. La nostra lingua e le lingue sono necessariamente in costante evoluzione per esprimere nuovi concetti e quindi sono comprensibili i neologismi soprattutto nei campi della scienza e della tecnologia. Sono poi recentemente entrati a fare parte “del gioco” i mass media ed i politici con termini quali: flat tax, spending review ecc. I calchi sono in diminuzione: il ricalco di modelli stranieri utilizzati negli anni 60 es. grattacielo per skyscraper e il fine settimana tratto da week-end. In Italia ci sono pochi interventi normativi (a parte quelli della Crusca) in paragone alla Francia che aspira molto a criteri di “purezza della lingua”. Da non dimenticare sono le recentissime ricerche di Adamo e Della Valle in collaborazione con il CNR dalle quali risulterebbe che nella lingua italiana 1 parola su cinque sia stata presa in prestito dall’inglese in modo particolare nell’ambito dei mass media e della politica. Nuovamente complimenti e cordialità, Dr. Maria Teresa Piccioli
- La gestione italiana del COVID-19 che il resto del mondo vuole seguire
25 agosto 2020 di Dr. Gabriele Abbondanza* La pandemia da COVID-19 è stata ed è tuttora al centro delle maggiori discussioni nazionali ed internazionali, per una serie di ragioni del tutto evidenti. Riconosciuto ufficialmente nel dicembre dello scorso anno in Cina, in poco più di otto mesi il virus SARS-CoV-2 ha infettato più di 23 milioni di persone, e portato al decesso di oltre 800.000 di esse. L’infezione è subdola a causa della sua sintomatologia inizialmente simile a quella delle comuni influenze, ma anche a causa della sua capacità di infettare le persone più rapidamente di queste ultime. È in tale contesto che l’Italia si è ritrovata ad essere uno dei primi Paesi colpiti al di fuori dell’Asia, ed il primo Paese occidentale ad affrontare una situazione di grave emergenza. I molti contatti delle aziende italiane con cittadini stranieri all’epoca ignari di aver contratto l’infezione, la scarsa conoscenza che si aveva della malattia nei primissimi mesi del 2020, e la conseguente assenza di protocolli affidabili da seguire – inclusa la differente gestione dell’epidemia da parte delle diverse Regioni italiane – hanno fatto sì che l’Italia diventasse per un breve periodo l’epicentro del COVID-19 tra i Paesi occidentali. Il risultato è purtroppo sotto gli occhi di tutti: oltre 260.000 casi confermati e più di 35.000 decessi. Durante il picco del contagio, verso la fine di marzo, in Italia si registravano quasi 1.000 decessi al giorno mentre medici e infermieri combattevano con le terapie intensive piene e gli ospedali intasati. Sia la politica che la magistratura sono all’opera per capire a fondo dove e quando siano stati commessi degli errori, e chi possa avere una responsabilità diretta. Il picco del contagio della cosiddetta “prima ondata” è tuttavia alle spalle, e il dramma dei mesi scorsi è una cicatrice indelebile che deve mostrarci la via da seguire d’ora in avanti. L’Italia è infatti riuscita a controllare l’epidemia, ad “appiattire la curva” dei contagi, a quasi annullare il numero di decessi quotidiani, e a ridare speranza non sono agli Italiani, ma anche a tutti quei Paesi che sono ancora nel pieno del contagio. L’economia sta gradualmente ripartendo, il turismo estivo non ha dovuto cestinare un intero anno, gli Italiani stanno tornando a vivere con cautela e attenzione alle misure anti-contagio, e le strutture ospedaliere sono molto più preparate a gestire i nuovi casi che arriveranno in questi mesi. Tutto questo è stato ottenuto con sforzi difficilmente descrivibili, e con una disciplina nel rispettare il severo contenimento (il “lock down”) che ha stupito e catturato l’attenzione di osservatori di tutto il mondo. Il primo che non solo ha spezzato una lancia in favore dell’Italia, ma ha esplicitamente auspicato di seguirne l’esempio è il Prof. Paul Krugman, Premio Nobel per l’economia ed economista di fama internazionale. In un suo editoriale del 23 luglio scorso, si chiedeva perché “l’America di Trump non può essere come l’Italia”? Dopo aver tracciato le terribili fasi iniziali dell’epidemia in Italia, Krugman è passato a descrivere la famosa inefficienza della burocrazia italiana, l’elevato debito pubblico, e la tendenza italiana a non rispettare sempre le regole. Eppure il Premio Nobel ha sottolineato come, a dispetto di tutto ciò, l’Italia sia riuscita a contenere l’epidemia in tempi rapidi e abbia fornito un esempio al resto del mondo. In fondo, come ci ricorda egli stesso, l’Italia ha sofferto così tanto perché è stata colpita prima di altri. In altre parole, perché tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, quando l’infezione iniziava prender piede nel Nord, si sapeva poco o nulla di essa, o di come fosse meglio gestirla. La gestione italiana del COVID-19, una volta compreso cosa fosse necessario fare, è servita a molti altri Paesi, diversi dei quali hanno poi avuto un numero tristemente maggiore di morti in rapporto alla popolazione (si pensi a Spagna, Regno Unito, Andorra, Perù, e Belgio, per non parlare di quegli Stati i cui dati sono meno credibili). Più recentemente, è stato Jason Horowitz del New York Times ad analizzare il caso italiano, assieme alla grande differenza tra la gestione di Roma agli inizi dell’epidemia e quella degli ultimi mesi. Nel suo articolo del 31 luglio scorso, il giornalista statunitense scrive che “dopo un inizio di grande difficoltà, il Paese è passato dall’essere un paria al diventare un modello, per quanto imperfetto, di come contenere il virus, con lezioni sia per i suoi vicini che per gli Stati Uniti”. Sottolineando come circa la metà delle infezioni e dei decessi sia concentrata in una sola regione tra le 20 del Paese – la Lombardia – Horowitz spiega come oggi l’Italia abbia uno dei tassi di decessi più bassi del mondo. Nel suo articolo, inoltre, si pone molta enfasi sul fatto che Roma abbia deciso di seguire le indicazioni di medici, scienziati, e politologi esperti di politiche sanitarie, lamentando invece un approccio del tutto differente dall’amministrazione di Washington. Nella sua conclusione, Horowitz chiede di tenere alto il livello di attenzione contro negazionisti del virus e politici che sfruttano la comprensibile frustrazione delle persone per scopi elettorali, e si auspica che altri Paesi possano seguire il modello italiano. È di pochi giorni fa, infine, l’articolo di Latika Bourke, pubblicato sul Sydney Morning Herald il 21 agosto. La giornalista australiana, conscia della decisione semi-autoritaria del governo australiano di impedire non solo gli ingressi, ma anche le uscite dall’Australia, ha scritto di essersi sentita più benvoluta in Italia che nel suo stesso Paese. In viaggio verso la Puglia dal Regno Unito, ha fornito una descrizione dettagliata del viaggio in aereo, delle misure di controllo, e del rispetto di esse da parte dei viaggiatori, rimanendone molto colpita. Una volta raggiunto il mare, ha descritto ai lettori australiani l’abitudine europea di utilizzare i lettini da spiaggia, il che rende facile calcolare il numero massimo di persone che possono entrare in spiaggia nel rispetto delle norme vigenti. Bourke ha concluso dicendo che il suo viaggio in Italia ha rappresentato la prova di come si possa convivere con il virus in sicurezza. Una storia a lieto fine, dunque? Non proprio, dal momento che non può esistere un finale allegro per questa pandemia, non con tutta la sofferenza che ha creato. È tuttavia possibile – doveroso, anzi – imparare a rialzare la testa in maniera intelligente e sicura, imparando dagli errori commessi, stabilendo regole chiare per eventuali situazioni analoghe, e potendo così pensare più serenamente al futuro. L’esperienza italiana volge in tal senso, e non deve dunque sorprendere che, dopo mesi estremamente cupi, il mondo inizi a vedere l’Italia come un esempio utile di chi è caduto per primo, ma per primo si è anche rialzato. Ciò che più conta, a questo punto, è farsi trovare pronti per la “seconda ondata” di contagi che verosimilmente si presenterà nei prossimi mesi, imparando dalle tragiche lezioni della prima. *Il Dr. Gabriele Abbondanza è ricercatore e docente di politica e relazioni internazionali presso il Department of Government and International Relations, University of Sydney. E’ Vicepresidente della Dante Alighieri Society Sydney
- Letter to the Dante Alighieri Society Sydney, no. 2
20 Agosto 2020 di Paolo Totaro AM Cari Fabio, Antonella, Concetta, thank you for “La lingua italiana che cambia: imbarbarimento o arricchimento?”, an online talk prepared and presented with real skill. It explored the assumption that Italian language change can be good or bad and if bad, neologisms should be proscribed by L’Accademia della Crusca. I liked Concetta’s examples, chosen with tongue in cheek. The fact is, modern linguistics avoid value assessments preferring functional ones. That is, whether a change in the way we speak serves or not a function among the people who use it -families, tribunals, parliaments, media and so on. If English is the prime means of communication in Australia, the complementary use of ”community” languages is a most effective aid to communication. And if English and other languages influence each other, English is the lingua forte –the imperial language that Latin once was, in which the laws are written. Continuous transformations happen in the language of the media, the sciences, the law. In literature, who would dream today of criticising a Joyce or a Gadda for their revolutionary use of language in the XX century? And of course, poetry uses all transformative means at its disposal -now even more than at the time of Dante when it acted as midwife to our new language. As to the term imbarbarimento, any currency it has is because of the value-neutral etymology: oi Barbaroi were foreigners -only later became rude, primitive, uncouth. Living as we do in an English dominated soundscape, pronunciation, choice of words have been real barriers to economic/cultural advancement. These are facts of life for many, if not most, second-generation immigrants. And those chains of relationships in shops as in schools as in workplaces, are factories of neologisms, of wonderful clusters of word-sounds bravely offering alternatives to obsolescent originals, easily changing as localities, needs, generations do change. Many years ago, researching reasons for disadvantage among immigrants, and ways out of it, I learned that, to understand, one had to shift continually from linguistics to economics, and to other seemingly unrelated disciplines. It was and is an incredibly complex field which has been ploughed through by distinguished scholars, of which certainly I am not one. So, at this point, I would need a sociolinguist to guide me. Not having one at the ready, let me conclude by repeating the obvious, basic reality. Living languages change to adapt. There is nothing inherently bad or good in that process. Except that when languages stop to change they become like Latin and Sanskrit. Venerated, studied but as dead as John Cleese’s parrot. Un’ultima riflessione. Ieri mi e’ sembrato che l’Accademia della Crusca fosse vista come magistratura che ancora oggi aggiudica cosa va e cosa non va nell’evoluzione dell’italiano. Ma se si va sul sito dell’Accademia, si viene corretti. Anche l’AdC si rinnova. Mi e’ stato suggerito di leggere Elogio dell’italiano, un libro-intervista tra il presidente della Accademia della Crusca, Claudio Maruzzini, e una giornalista professionalmente eccellente, che sintetizza in modo limpido la posizione attuale dell’Accademia. Passo a voi il suggerimento e concludo con una osservazione non mia: “Comunque, forse questo puo’ servire da sprone alla Dante Alighieri di Sydney ad esprimersi di più in italiano, la lingua che ha il compito di promuovere. L’Alliance Française ha un comportamento diverso. Il fatto stesso che la Dante si rivolga ai suoi interlocutori spesso in inglese indica che l’italiano è una lingua debole. Il fatto di rinunciare ad usarla di più ne è prova. Quindi perchè lamentarsi dell‘imbastardimento quando la Dante stessa sembra insicura del valore del nostro idioma?”
- Il “successo sostenibile” della manifattura delle Porcellane Ginori: un modello societario del 1735
Letter to the Dante Alighieri Society Sydney, no. 1 27 ottobre 2020 di Riccardo Bencini* Un esperimento geniale e un tantino stravagante. Con queste suggestive parole Ernesto Ragionieri ebbe a definire l’iniziativa imprenditoriale avviata nel 1735 dal marchese Carlo Ginori nella località collinare di Doccia in Sesto Fiorentino, distante otto chilometri da Firenze. Iniziativa che, a distanza di quasi tre secoli, continua a rappresentare indiscusso simbolo d’eccellenza nella produzione delle porcellane, trasformate in espressioni artistiche. La celebre Manifattura è il risultato non soltanto di una idea illuminata del patrizio Ginori ma, soprattutto, di una conduzione ispirata e proiettata a quello che la recente versione del Codice di Autodisciplina delle società quotate definisce «successo sostenibile». Non è agevole riempire di contenuti questo neologismo di matrice anglosassone: successo sostenibile significa, in estrema sintesi, creare valore nel lungo termine, non soltanto per gli azionisti; tenere conto, secondo la definizione del Codice stesso, degli interessi dei c.d. “stakeholders” rilevanti per la società. Dunque assumere un ruolo sociale, valorizzare la comunità ed i valori che essa conserva, diventandone progressivamente parte osmotica. Obiettivi strategici di «successo sostenibile» che si individuano nel ripercorrere i tratti salienti della storia della Fabbrica della Bellezza. Il punto di partenza era ben chiaro al fondatore Ginori: non sarebbe stato sufficiente l’acquisto delle attrezzature e degli strumenti di ogni genere per tornire, scolpire, modellare, dipingere. Neppure sarebbe bastato reperire i pregiati materiali a tal fine necessari, al tempo rari. Per realizzare il suo colto e raffinato progetto occorrevano le persone, ritenute l’«assetto» più importante dell’impresa. Occorreva, soprattutto, che i primi lavoranti, coloni analfabeti impiegati nell’azienda agricola della famiglia Ginori, fossero istruiti dai più esperti del settore affinché potessero imparare alla perfezione ogni fase della produzione delle porcellane: dalla lavorazione delle terre, alla cottura, sino alla decorazione. A questo scopo vennero finanziate numerose spedizioni navali dalla Toscana verso l’Oriente, e ingaggiati i maestri delle arti decorative provenienti dall’Austria, dalla Cina, dalla Francia. Fin dall’avvio, sotto il granducato dei Lorena, non mancarono le preoccupazioni contabili: dal 1748 al 1758 il deficit annuale registrato raggiunse i milletrecento ducati. Nonostante ciò, al guadagno il fondatore della Manifattura anteponeva costantemente l’onore. Dal carteggio ancora oggi conservato nell’archivio di famiglia si apprende un costante flusso informativo fra Carlo Ginori ed i suoi abili collaboratori nell’intento di perfezionare ogni dettaglio tecnico per indirizzare la produzione della Manifattura verso livelli qualitativi elevati, anche in ambito internazionale. Con il passare degli anni, grazie alla straordinaria creatività d’ingegno ed alla abnegazione degli addetti – i quali tramandavano con orgoglio il mestiere alle successive generazioni – arrivarono i primi brillanti risultati, al punto che i capolavori dell’arte italiana riprodotti in porcellana erano ambiti da ogni famiglia reale. L’impresa acquisì pertanto solidità, soprattutto di carattere morale. Alla morte del marchese Carlo Ginori, avvenuta nel 1757, la Manifattura, avviata con l’impiego di pochi coloni, garantiva lavoro ad 80 artefici, esclusi i direttori ed il personale di fatica. Anche il suo successore Lorenzo continuò a condurre la Manifattura con reale larghezza. Tali furono i capitali da lui impiegati per accrescere la fama dell’azienda che, spaventato egli stesso dalla cifra immensa che rappresentavano, volle che fossero bruciati i libri nei quali stavano scritte le uscite affinché, come egli disse «i posteri non dovessero ad esso rimproverare di averli gettati via o impiegati a sì picciol saggio». Pur senza lesinare denari, Lorenzo commissionò, tuttavia, ad un esperto economista francese l’incarico di svolgere una relazione tecnica dettagliata della Manifattura, che oggi potrebbe definirsi due diligence, volta a fotografare il suo stato economico nell’anno 1760 per capire come garantirne la continuità aziendale. Ancora una volta, non era tanto il guadagno ad ispirare la gestione dell’impresa, quanto il profitto declinato in valore a vantaggio della comunità. Proseguì indefessa l’opera di assunzione dei migliori esperti dell’epoca, di fidelizzazione dei lavoratori mediante la costruzione di abitazioni, collocate nelle vicinanze della Fabbrica e concesse in locazione a condizioni di favore, nonché l’istituzione di una scuola di disegno per incrementare la manodopera specializzata. Nel 1781 le maestranze, salite al numero di 150, furono elogiate dal marchese Lorenzo con parole colme di calore e riconoscenza: «industriosi e abili manifattori, che quantunque nati nelle case rustiche di campagna di Doccia, sotto la continua scuola che si tiene nella Fabbrica, si sono resi e si rendono di padre in figlio atti alle diverse arti e mestieri». Tale adeguato assetto organizzativo venne preservato ed implementato dalle successive generazioni di nobili Ginori i quali ebbero l’intuizione di realizzare nel 1829 una società di mutuo soccorso per assistere gli operai caduti in malattia, nonché di creare una banda musicale ed altre attività ricreative per alleviare, nell’ottica del comune benessere, lo spirito dei tanti lavoranti. Nel 1865, anche a causa di una grave crisi dell’industria della paglia che impiegava le c.d. trecciaiole, il marchese Lorenzo II decise di assumere nella Manifattura, per la prima volta in Italia, personale femminile, così incrementando il numero degli addetti i quali continuavano a ritenersi privilegiati di imparare le tecniche di un mestiere così complesso. Crebbe parimenti il successo della Manifattura delle porcellane che, forte di uno stabile e filantropico assetto proprietario, nonché di un’efficientissima guida amministrativa, riuscì ad affermarsi in ogni parte del mondo, vincendo le più prestigiose competizioni d’arte internazionali. Grazie alla fortunata iniziativa dell’imprenditore Carlo Ginori, proseguita dai suoi instancabili epigoni, la vita della celebre Manifattura si legò in modo indissolubile a quella degli abitanti di Doccia al punto da segnare, per oltre due secoli, le sorti, non solo economiche ma soprattutto culturali, della città di Sesto Fiorentino. Su impulso del marchese Ginori, il 9 marzo 1873 un decreto reale sancì l’istituzione a Sesto Fiorentino, prima in Italia, di una «Scuola di Disegno Industriale per i giovani che [volevano] prepararsi ad esercitare le arti decorative e più specialmente la ceramica». Superate le difficoltà del periodo napoleonico, delle guerre mondiali, degli attacchi nazisti volti a sabotare i macchinari e depredare le opere più preziose, nonché della dichiarazione di fallimento avvenuta nel 2013 da parte del Tribunale di Firenze, non resta che augurarsi che la Manifattura delle Porcellane di Doccia esca indenne anche dalla pandemia nella speranza di celebrare i trecento anni di longevità, così confermando il suo «successo sostenibile». * Riccardo Bencini è Professore a contratto di Diritto Commerciale all’Università di Firenze e Avvocato del Foro di Firenze
- The Demonic Origin of Carnival and the Masks. Carnival masks are beings of the Netherworld, Demons.
22 December 2020 di Antonella Beconi* . Carnival plays an important role all over Italy. Every town has got its own ad in my city is a big event. Everyone starts to speak about it, to work for it already in November if not even earlier. People build huge float wagons, sew costumes, create masks. Carnivals time lasts at least for five weeks. My city is called V……Viareggio! As for many things regarding western culture all began in the ancient Greece. At that time they had festivities called Eleusinian mysteries and Dionysian mysteries. Only followers wearing masks could take part at these festival which included wine, food, music, dance some orgiastic ritual and other interesting thing like tear apart animals with bare hands and eat their raw meat. Also the Romans had an unrestrained, orgiastic festivity that overturned the social norms: Saturnalia. Not only food and wine, but also gambling and social egalitarianism: master provided service for their slaves. During that time slaves were free and one slave was nominated King of the festivity. He wore a mask, had every power and at the end he was sacrificed (but that happened only at the very beginning..). He was the personification of an underworld deity, responsible for the custody of the souls of the dead, but also the patron of the caountryside and harv est. Those “Time of Fools”, time of uncontrolled frenzy, were all agricoltural festivals where the underworld dominated the upperworld. As the society was mainly agricoltural people needed fertility rites and they were exactly that: festival for earth’s fertility. To generate a new plant, the seed must spend a period of time in the ground, underground and there in Hell, are the powers of life, the underground Divinities, the demons, the souls of the ancestors that evoked by special rites will appear on the earth, will exert their strength and will start the eternal return of the production cycle: birth – grow –death. More unrestrained will be the joy, more abundant will grow the harvest and happier will be the year for the community. This is why we can find demons and animal mask in all Carnival through Europe. The most famous demoniac mask of all is Harlequin. He’s represented wearing a black mask with a devilish expression and a hint of a horn on his forehead and a multicolor dress (no other masks used it). Someone could say that Harlequin is a poor servant and used to live and walk under the sun, though his face should be tanned or dirty not black. On the same way you could explain the dress: it’s multicolor because Harlequin is poor and he had to patch his dress. Ok, but he didn’t need so many. His costume represents the color of the spring: the green of the leaves and the various colors of the flowers. Harlequin mask Nowadays we don’t need these fertility rites any more. The modern society allows the individual to determine his own behavior. The world becomes changeable, the “time of Fools” no longer exist and become everyday life. Carnival disappears with its Chaos, no more devils, orgiastic time or madness, but it become a civil party a representation. Many masks will end in anonymity, others will wear civilian clothes. Just one, Harlequin, is unchangeable and still a symbol of Carnival: to remind us that the demon is an essential part of life. . Bibliography Calendoli, Giovanni. L’Attore. Storia di un‘arte. Roma, Ediz. dell’Ateneo, 1959. Piero Camporesi, II libro dei vagabondi. Torino: Giulio Einaudi,. 1973. Adriano Magli. Lo spettacolo sacro. Guanda 1964 Paolo Toschi. Le origini del teatro italiano. Einaudi 1955 Dolores Turchi. Maschere, miti e feste della Sardegna. Newton Compton Editori – Roma 1990 – Raffaello Marchi. Le maschere barbaricine. La Nuova Italia, 1951 James G. Frazer, a Study in Magic and religion. Newton Compton 2006 Karl Meisen: Die wilde Jagd: Die Sagen vom Wütenden Heer und Wilden Jäger Muenster 1935 . Online sources: Niccolo’ Machiavelli: Canti Carnacialeschi : Il canto dei Diavoli http://it.wikisource.org/wiki/De%27_diavoli_iscacciati_di_cielo Dante Alighieri: the Divine Comedy. Inferno: The Malebranche (Evil Claws) Cantos XXI e XXII http://en.wikipedia.org/wiki/Alichino_(devil) Lorenzo il Magnifico: Il corteo di Bacco e Arianna http://colecizj.easyvserver.com/pimedtr1.htm (Italian and English version) Branduardi (YouTube) Camerata mediolanense (YouTube) Larva meaning of the word: Italian sources: http://www.sapere.it/enciclopedia/larva.html http://lucalunati-archeologia.blogspot.com.au/2010/12/i-saturnali-roma.html http://www.summagallicana.it/lessico/t/tripudio.htm English sources: http://www.thefreedictionary.com/larvae descrizione della bauta o larva : http://aliceeangela.altervista.org/CARNEVALE/lidia/venezia3/LIDIA3.htm Mamuthones e sos Issohadores: http://www.mamoiada.net/ILCarnevaleSardo[1].pdf . *Antonella Beconi è tutor, CCE Convenor for Italian courses, e PhD candidate presso il Department of Italian Studies, University of Sydney. E’ Vice Presidente del comitato della Dante Alighieri Society Sydney














