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- A1.5 Beginner in-presence
Textbook: Dieci Lezioni di Italiano A1 - Available from Abbey’s Bookshop, Sydney CBD and other major retailers. Or online: https://www.languageint.com.au/product/29395. Keen to try something slightly more advanced, but still for beginners? Then you could try the level A1.5. Suitable for A1 level students, those who have completed Beginner A1.4, or who have completed 40 hours of recent tuition. This beginner A1.5 course follows on from Beginner A1.4 course. It gives students the chance to become much more communicative by making more complex sentences while learning conjunctions and prepositions more thoroughly.
- A1.2 Beginner online
Textbook: Dieci Italian Course for English Speakers - Available from Abbey's Bookshop, Sydney CBD, or online (https://www.languageint.com.au/product/29395) Keen to try something slightly more advanced, but still for beginners? Then you could try the level A1.2. Suitable for A1 level students, those who have completed Beginner A1.1, or who have completed 20 hours of recent tuition. This beginner A1.2 course follows on from Beginner A1 course. It covers topics including likes and dislikes, describing places and making a hotel reservation. Grammatical development is emphasised through various speaking, listening and writing exercises.
- Private Lesson Online package of 10x1p
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- L'iconografia di Dante Alighieri nel NovecentoTickets: $0.004 November 2025 | 7:00 am1a West Esplanade, Manly NSW 2095, Australia
- 28 November 2025 | 7:00 am280 Pitt St, Sydney NSW 2000, Australia
- 24 October 2025 | 7:00 am463 Oxford Street, Paddington NSW 2021
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- Il Teatro Antico di Taormina
Nei giorni italiani ho avuto la sensazione di essere attraversata da stimoli continui. A Roma ho visitato la Casa Museo di Pasolini, aperta proprio in occasione dei cinquant’anni dalla sua morte: un appartamento semplice, nella periferia vera, dove lui e sua madre vissero nei primi anni romani. Un luogo evocativo, poco incline a celebrare il mito, ma votato a conservarne l’origine. Un luogo che rimette davanti alla cosa più pasoliniana di tutte: l’idea che la cultura non sia un privilegio estetico, ma un corpo a corpo con la realtà. Sempre a Roma la riapertura del MACRO, che dall’11 dicembre scorso ha inaugurato la nuova direzione artistica di Cristiana Perrella con una stagione dichiaratamente dedicata alla città: quattro mostre, una nuova sala cinema e un palinsesto di incontri, proiezioni e performance. A Reggio Calabria, al Museo Archeologico Nazionale è in corso una mostra dedicata al reggino Gianni Versace, Terra Mater - Magna Graecia Roots Tribute , che mette in dialogo moda, archeologia e radici mediterranee. E poi la Sicilia. Siracusa con il suo teatro greco, suggestivo e magnetico. L’Orecchio di Dioniso dentro le Latomie del Paradiso: una cavità che amplifica la voce e che la leggenda lega al tiranno Dionisio, che ascoltava i prigionieri come se il potere, da sempre, avesse bisogno di rubare suoni e confessioni. E Catania, con il Teatro Massimo Bellini, inaugurato con la Norma nel 1890: un tempio civile, fatto di musica e orgoglio, che racconta una Sicilia che pretende forma, rigore, altezza. Potrei parlare di tutto questo. Potrei fare una cartolina colta, un itinerario di bellezza. Ma oggi, a voi, lettori della Dante, voglio raccontare un luogo che non ho soltanto “visitato”, ma che mi ha toccata in un modo spiazzante. Il Teatro Antico di Taormina Taormina è diventata una parola internazionale. È una calamita per l’occhio contemporaneo, quello che cerca l’immagine perfetta, l’inquadratura irripetibile. Eppure, quando si arriva al teatro, succede qualcosa che non ha a che fare con il turismo. Il teatro è costruito in un punto quasi impensabile: incastonato nella montagna, aperto verso il mare, con l’Etna che domina la scena come una divinità non addomesticabile. Non è un fondale. È un’energia. E lì, davanti a quella composizione assoluta di pietra, acqua, fuoco, mi sono messa a piangere. Non un pianto sentimentale, né nostalgico. Direi piuttosto un pianto da “sovraccarico”. Quello che arriva quando il bello non è gentile, ma vasto. Quando non ti coccola, ma ti supera. E ho pensato una cosa semplice: noi italiani siamo abituati all’impossibile. Lo diamo per scontato. Lo consumiamo. Ma ogni tanto un luogo riesce ancora a spezzare l’assuefazione. Il Teatro di Taormina nasce in epoca greca, probabilmente tra il III e il II secolo a.C., e viene poi ampliato in età romana, assumendo la forma monumentale che vediamo oggi. Questa doppia origine è fondamentale, perché Taormina porta addosso una verità italiana: la continuità non è mai pura, è sempre un innesto. I Greci non sono “prima” e i Romani “dopo”: sono due modi diversi di intendere lo spazio e il potere. Il teatro greco era un luogo di comunità e parola: non soltanto spettacolo, ma pensiero pubblico. Il teatro romano diventa più imponente, più tecnico, più orientato alla macchina scenica e a un’idea di massa. E noi oggi, seduti su quelle gradinate, siamo il terzo strato: i posteri. I custodi. Gli eredi. Quelli che hanno ricevuto tutto senza averlo costruito, e che proprio per questo dovrebbero tremare un po’ di più. In Sicilia la mitologia non è un repertorio da citare. È una lingua antica che continua a parlare.Taormina non racconta solo la storia degli uomini, ma anche quella degli dèi, nel senso più profondo: racconta ciò che negli esseri umani non è governabile. Il fuoco dell’Etna non è un dettaglio paesaggistico: è il promemoria che la terra non ci appartiene. Che sotto l’ordine c’è il caos. Che la bellezza convive con l’eruzione. E poi il mare. Il mare che per i Greci non era vacanza, ma destino: arrivo, partenza, naufragio, commercio, conquista, esilio. Non è difficile immaginare, in questo scenario, la mitologia come spiegazione emotiva del mondo. Persefone che scende e risale, Ade sotto i piedi, Demetra che non accetta la perdita, Ulisse che non torna mai davvero uguale. Anche quando il mito non è scritto sulle pietre, è scritto nell’aria. Il teatro, in fondo, è nato per questo: dare una forma guardabile a ciò che fa paura. C’è un’idea greca che mi ossessiona: il teatro come allenamento dello sguardo. La modernità ci ha convinti che siamo liberi perché scegliamo. Ma il teatro greco ti ricorda qualcosa di diverso: non siamo liberi perché scegliamo, siamo liberi perché sappiamo sostare davanti alla complessità. Oggi siamo inondati di narrazioni velocissime, moralistiche, binarie. Buono/cattivo. Giusto/sbagliato. Noi/loro. La tragedia greca invece ti costringe a vedere che quasi nulla è puro, che anche chi ha ragione può distruggere, che anche chi ama può ferire, che anche la giustizia può essere violenta. Sedere nel teatro di Taormina, con il vulcano lì davanti e il mare sotto, mi ha fatto ricrodare che serve rallentare lo sguardo. Tornare ad educare, non a consumare. Il teatro è ancora necessario perché è un rito senza dogma: un modo di tornare umani senza diventare cinici. Perché ci ricorda che la vita non è una timeline, non è un elenco di risultati, non è performance. La vita è contraddizione, relazione, ferita, desiderio, perdita, e ogni tanto anche grazia. Seduta lì, a Taormina, ho capito che quelle gradinate non sono soltanto un reperto. Ti insegnano, senza parole, che la bellezza non è intrattenimento, che il pensiero può avere una casa fatta di pietra. E allora io mi chiedo: riusciremo a difendere il senso profondo del nostro patrimonio, o ci accontenteremo di venderne l’immagine? Perché il patrimonio italiano non è solo “la cosa bella”. È l’idea che la bellezza sia un bene pubblico. Che non appartenga al mercato, ma alla collettività. Che sia un diritto e una responsabilità. Ecco perché ho pianto, credo. Perché in quel teatro la bellezza non era gentile: era una promessa severa. Ti diceva: questo è ciò che sei. Non ridurti. Se andate a Taormina, entrate nel teatro e non correte subito all’inquadratura perfetta.Sedetevi. Restate in silenzio. Lasciate che il luogo vi parli prima che voi lo raccontiate. Perché quel teatro è un testimone di quanto lontano può arrivare una civiltà quando decide che la forma non è un lusso, ma un modo di stare al mondo. E in tempi confusi come questi, io credo che non ci serva soltanto più cultura. Ci serve cultura che pesi. Che non sia arredamento. Che non sia consumo. Che non sia rumore. A Taormina, per un attimo, l’ho sentito chiaramente: il passato non è alle nostre spalle. È sotto i nostri piedi. E dipende da noi se sarà fondamento o rovina.
- Pin nel mondo dei grandi. Lettura guidata (A1)
Text inpired by a chapter from the novel Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino Testo Pin è un bambino. Vive in un vicolo stretto della città. Il vicolo è lungo e un po’ scuro. Il sole entra poco tra le case alte. Sui muri ci sono finestre, piante e corde con i vestiti stesi. Nel vicolo Pin passa molto tempo. Pin sta spesso fuori. Cammina avanti e indietro. A volte grida, a volte canta. Le persone parlano con lui dalle finestre. Alcune persone ridono, altre gridano. Tutti conoscono Pin nel vicolo. Vicino al vicolo c’è una bottega. Nella bottega lavora Pietromagro, il calzolaio. Pietromagro ripara le scarpe. A volte è gentile, ma spesso si arrabbia con Pin. Quando Pin fa troppo rumore, Pietromagro grida. Pin ascolta, poi va via. Quando è stanco di gridare e camminare, Pin entra in osteria. L’osteria è un posto chiuso. Dentro ci sono molti uomini, tavoli e sedie. Gli uomini bevono, parlano e ridono. L’osteria è rumorosa. Pin entra spesso nell’osteria. Non beve molto. Si siede in un angolo e ascolta. Gli uomini parlano della loro vita e cantano. A volte Pin canta con loro. Gli uomini lo ascoltano. A casa Pin non sta molto. La casa è piccola e silenziosa. Pin si sente solo. L’osteria non è una casa, ma Pin ci va ogni giorno. Nell’osteria non è solo. La sera Pin esce dall’osteria. Nel vicolo è quasi buio. Le luci si accendono alle finestre. Pin cammina piano e torna a casa. Pin è un bambino, ma vive nel mondo dei grandi. Exercise 1 – Answer the questions (Answer using one word or a short sentence) • Chi è Pin? • Dove vive Pin? • Com’è il vicolo dove vive Pin? • Cosa fa Pin nel vicolo? • Chi è Pietromagro? • Dove lavora Pietromagro? • Dove va Pin quando è stanco? • Com’è l’osteria? • Perché Pin va spesso in osteria? • Cosa fa Pin la sera? Exercise 2 – Choose the correct answer (Select the correct answer) • Nel vicolo il sole entra: a) molto b) poco • Nell’osteria ci sono: a) bambini b) uomini • L’osteria è: a) silenziosa b) rumorosa • A casa Pin si sente: a) solo b) felice • La sera nel vicolo è: a) chiaro b) quasi buio Exercise 3 – True or False (Assign V – vero or F – falso) • Pin vive in una casa grande. □ • Le persone parlano con Pin dalle finestre. □ • Pietromagro è un calzolaio. □ • Pin beve molto in osteria. □ • La sera Pin torna a casa. Exercise 4 – Put the story in order (Number the sentences from 1 to 4) □ Pin entra nell’osteria. □ Pin vive in un vicolo stretto. □ La sera Pin torna a casa. □ Pin canta e parla con le persone. VOCABULARY EXERCISES Exercise 5 – Find the words in the text (Find one word in the text for each definition) • Una strada stretta → __________ • Un posto dove si riparano le scarpe → __________ • Un luogo dove le persone bevono e parlano → __________ • Un uomo che ripara le scarpe → __________ • Un posto dove si vive → __________ Exercise 6 – Match the words Match each word with the correct definition. 1. vicolo A. persona che ripara le scarpe 2. bottega B. strada stretta 3. calzolaio C. posto con tavoli e sedie 4. osteria D. piccolo negozio 5. casa E. luogo dove abitiamo Exercise 7 – Complete the sentences (Complete the sentences using words from the text) • Il vicolo è lungo e un po’ __________. • Pietromagro __________ le scarpe. • Nell’osteria ci sono tavoli e __________. • La casa di Pin è piccola e __________. • La sera nel vicolo è quasi __________. • (parole utili: scuro – ripara – sedie – silenziosa – buio) Exercise 8 – House or osteria? (Choose CASA or OSTERIA) • È un posto rumoroso. → __________ • Pin non è solo. → __________ • È piccola e silenziosa. → __________ • Ci sono uomini che bevono e parlano. → __________ • Pin ci va ogni giorno. → __________ Exercise 9 – Circle only the places (Select only the words that are places) vicolo – tavolo – osteria – sedia – casa – bottega Exercise 10 – Guided production (Complete the sentences using words from the text) • Io vivo in una __________. • La mia strada è __________. • Un posto con tavoli e sedie è un’ __________. • La sera le __________ si accendono.
- I Giganti di Mont’e Prama: una storia che emerge dalla terra
Ci sono luoghi in cui la terra non conserva solo resti, ma attese. Mont'e Prama è uno di questi. Un campo agricolo nell’oristanese, apparentemente anonimo, che per secoli ha custodito sotto la superficie una delle storie più complesse e affascinanti del Mediterraneo antico. Non in forma di rovine monumentali, ma frammentata: occhi, busti, scudi, mani spezzate. Come se il passato avesse scelto di tornare solo a pezzi, costringendoci a un lavoro lento, paziente, interpretativo. I Giganti di Mont’e Prama non si offrono mai in modo semplice. Non lo hanno fatto quando furono scoperti, non lo fanno oggi. E forse è proprio questo il motivo per cui continuano a interrogare archeologi, storici, visitatori e – inevitabilmente – chi, come me, è cresciuto in Sardegna con un rapporto quotidiano e spesso inconsapevole con le sue stratificazioni. Una scoperta che rompe la linearità della storia La scoperta avviene nel 1974, nei pressi di Cabras . Durante lavori agricoli emergono frammenti litici che non somigliano a nulla di noto. Volti scolpiti, parti anatomiche, decorazioni. È subito chiaro che non si tratta di statue comuni, ma ci vorranno anni prima che il loro significato inizi a prendere forma. Ciò che colpisce fin dall’inizio è la condizione dei reperti: nessuna statua è integra . Tutto è spezzato, deliberatamente. I corpi sono stati frantumati e deposti sotto terra in modo non casuale. Questa distruzione intenzionale apre interrogativi ancora oggi irrisolti: atto rituale? Violenza simbolica? Conflitto culturale? L’archeologia, qui, non offre risposte definitive. Offre piuttosto scenari possibili, ipotesi stratificate. Ed è proprio questa incertezza a rendere Mont’e Prama un sito così contemporaneo nel suo modo di parlarci. Statue che cambiano le cronologie Quando i frammenti vengono studiati e restaurati, la portata della scoperta diventa evidente. Le statue raffigurano figure maschili armate – arcieri, guerrieri, pugilatori – alte fino a due metri e mezzo. La postura è frontale, lo sguardo fisso, gli occhi resi attraverso cerchi concentrici che non cercano realismo ma presenza. La datazione, collocata tra il IX e l’VIII secolo a.C., è uno degli aspetti più destabilizzanti: queste statue sono precedenti alla grande statuaria greca arcaica . In altre parole, nel Mediterraneo occidentale esisteva già una tradizione scultorea monumentale autonoma, complessa, formalmente codificata. Questo dato, da solo, è sufficiente a rimettere in discussione narrazioni consolidate. Non per sostituirle con altre più enfatiche, ma per renderle più articolate. La storia non procede per centri unici e periferie silenziose: procede per connessioni, sovrapposizioni, sperimentazioni parallele . Il mondo nuragico oltre gli stereotipi Le statue di Mont’e Prama appartengono al mondo nuragico, una civiltà spesso ridotta – nell’immaginario collettivo – ai soli nuraghi. Torri enigmatiche, sì, ma troppo spesso isolate dal contesto culturale che le ha prodotte. Qui, invece, il contesto emerge con chiarezza: accanto ai Giganti compaiono modelli di nuraghe, betili, strutture funerarie , segni di una cultura simbolica complessa, capace di integrare architettura, scultura e ritualità. Non siamo di fronte a un’espressione artistica improvvisata, ma a un progetto coerente. Le statue sembrano presidiare uno spazio, forse una necropoli, forse un luogo cerimoniale. Non celebrano individui riconoscibili, ma un’idea di comunità armata, ordinata, vigile. Ed è interessante notare come questa rappresentazione non sia eroica nel senso classico. Non c’è dinamismo, non c’è pathos. C’è immobilità. Una presenza che non ha bisogno di muoversi per affermarsi. La distruzione come messaggio Uno degli aspetti più affascinanti – e inquietanti – di Mont’e Prama resta la distruzione sistematica delle statue. Qualcuno, a un certo punto, ha deciso che quelle figure andavano annientate. Non spostate, non riutilizzate, ma rese irriconoscibili . Nell’archeologia mediterranea, la distruzione delle immagini è spesso legata a cambiamenti di potere, a trasformazioni religiose o culturali. Eliminare le statue significa interrompere una continuità simbolica. Significa dichiarare che ciò che rappresentavano non aveva più diritto di esistere. Eppure, paradossalmente, è proprio questa distruzione a permetterne la conservazione. Se le statue non fossero state sepolte, probabilmente sarebbero andate perdute del tutto. La terra, ancora una volta, ha funzionato come archivio. Il tempo lungo del recupero Per decenni, i frammenti di Mont’e Prama restano in deposito. Il loro studio procede lentamente, tra difficoltà tecniche, limiti di risorse, dibattiti accesi. Il restauro – complesso e minuzioso – diventa esso stesso un processo di interpretazione: ogni frammento deve trovare il suo posto, senza la certezza di un modello di riferimento. Oggi, molte statue sono visibili al Museo Civico Giovanni Marongiu , altre in esposizione a Cagliari. Il pubblico può finalmente incontrarle, ma l’impressione è che il loro racconto non sia ancora concluso. Ogni nuova campagna di scavo, ogni nuova tecnologia di analisi, aggiunge un dettaglio e allo stesso tempo apre nuove domande. Mont’e Prama non è un sito “chiuso”. È un luogo che continua a produrre senso. L’incontro diretto Vedere i Giganti dal vivo è un’esperienza che difficilmente si esaurisce in una spiegazione. La loro scala altera la percezione dello spazio. La ripetizione delle forme crea un ritmo quasi ipnotico. Non comunicano aggressività, ma controllo. Da appassionata di archeologia, ciò che mi colpisce di più è la loro ambiguità temporale . Sono antichissimi, eppure non appaiono lontani. Non cercano empatia, ma nemmeno distanza. Stanno lì, come se il tempo non fosse del tutto passato. Forse è questo il loro valore più profondo: ricordarci che la storia non è una sequenza lineare di “prima” e “dopo”, ma un insieme di strati che continuano a dialogare. Mont’e Prama oggi Parlare oggi dei Giganti di Mont’e Prama significa anche interrogarsi sul rapporto tra patrimonio, territorio e responsabilità. Come si racconta un sito così complesso senza semplificarlo? Come si protegge senza isolarlo? Come lo si rende accessibile senza trasformarlo in un’immagine decorativa? Sono domande aperte, che non riguardano solo la Sardegna ma il modo stesso in cui, come società, gestiamo il passato. Mont’e Prama ci ricorda che il patrimonio non è mai neutro: chiede cura, tempo, competenza. E soprattutto ascolto. Una storia ancora in corso I Giganti di Mont’e Prama non sono un punto fermo, ma una frase ancora in costruzione . Ogni frammento ricomposto non chiude il discorso: lo rende più articolato. Ed è forse questa la loro lezione più interessante. Non offrono certezze assolute. Offrono complessità. E in un’epoca che tende a semplificare tutto, non è poco. ------------- Bibliografia essenziale sui Giganti di Mont’e Prama 1. Monografie e volumi scientifici Faedda, Barbara; Bernardini, Paolo; D’Oriano, Rubens (a cura di) The Giants of Mont’e Prama. Context, Sculpture, Restoration Roma, Gangemi Editore, 2014. Volume fondamentale che raccoglie contributi di archeologi, storici dell’arte e restauratori coinvolti direttamente nel progetto Mont’e Prama. Link editore: https://www.gangemi.com/prodotto/the-giants-of-monte-prama/ Faedda, Barbara; Carta, Paolo A Lost Mediterranean Culture: The Giant Statues of Sardinia’s Mont’e Prama New York, Columbia University Press, 2023. Testo accademico in lingua inglese che colloca Mont’e Prama nel contesto del Mediterraneo dell’età del Ferro, con attenzione alla statuaria e alla sua portata storica. Link Columbia University Press: https://cup.columbia.edu/book/a-lost-mediterranean-culture/9780231212106 Casula, Francesco Cesare I Giganti di Mont’e Prama nella storia Sassari, Carlo Delfino Editore, 2018. Analisi storica e interpretativa del complesso scultoreo nel quadro più ampio della Sardegna protostorica. Link editore: https://www.carlodelfinoeditore.it/i-giganti-di-monte-prama-nella-storia.html 2. Atti di scavo e studi archeologici Bernardini, Paolo “Mont’e Prama: le sculture e il contesto”in Bollettino di Archeologia , Ministero per i Beni Culturali, vari numeri. Articoli fondamentali per comprendere il contesto stratigrafico, la cronologia e le problematiche interpretative del sito.Accesso tramite MiC: https://www.bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it Usai, Emanuele “Il complesso monumentale di Mont’e Prama e la società nuragica”in Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano . Studio centrato sulla relazione tra statuaria, necropoli e assetto sociale nuragico.Link Soprintendenza: https://sabap-ca-or.beniculturali.it 3. Cataloghi museali e fonti istituzionali Museo Civico Giovanni Marongiu – Cabras Catalogo permanente della collezione dei Giganti di Mont’e Prama. Schede ufficiali delle statue, con dati tecnici, tipologie e stato di conservazione. Sito ufficiale: https://www.museocabras.it Museo Archeologico Nazionale di Cagliari Sezione Mont’e Prama. Informazioni istituzionali, inquadramento cronologico e storico delle statue esposte. Sito ufficiale: https://museinazionalicagliari.cultura.gov.it Ministero della Cultura (MiC) Dossier Mont’e Prama.Aggiornamenti su campagne di scavo, restauri e progetti di valorizzazione. https://cultura.gov.it 4. Articoli scientifici e risorse accademiche online Metropolitan Museum of Art – Heilbrunn Timeline of Art History “Sardinian Sculpture: The Giants of Mont’e Prama”Scheda di inquadramento storico-artistico in lingua inglese, utile per il confronto mediterraneo. https://www.metmuseum.org/toah/hd/sard/hd_sard.htm JSTOR / Google Scholar Parole chiave consigliate: – “Mont’e Prama”– “Nuragic sculpture”– “Nuragic civilization Iron Age Sardinia” Link diretti: https://www.jstor.orghttps://scholar.google.com 5. Contesto storico-culturale (civiltà nuragica) Lilliu, Giovanni La civiltà dei Sardi dal Neolitico all’età dei nuraghi Torino, ERI, 1988. Testo classico imprescindibile per comprendere il contesto culturale in cui si inserisce Mont’e Prama.
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- Tutors | Dante Alighieri Society Sydney
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- PLIDA | Dante Alighieri Society Sydney
Prove your competence in Italian! PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) comprehensively evaluates your Italian language proficiency across listening, reading, writing and speaking skills. It is aligned with the Common European Framework of Reference for Languages (A1 to C2 levels). Our highly qualified examination commission ensures professional assessment in a supportive environment. This internationally recognised qualification serves multiple purposes: it satisfies language requirements for university enrolment in Italy, supports long-term residence permit applications and facilitates the Italian citizenship application process. The certification, recognised by the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, is valid for life. For those dreaming of studying in Italy, a high-quality education is remarkably affordable. Public universities typically charge between €900 and €1,000 annually, while private institutions average €3,408 per academic year. Postgraduate master’s programmes at public universities average €3,543. And for those aspiring to a European passport, Italian passport holders can travel to 192 countries visa-free (out of 227). Start your path to Italian academic and professional opportunities with PLIDA certification at Dante Alighieri Society Sydney – your gateway to Italy's rich educational and cultural landscape. PLIDA – Next session to be advised Written and Oral date: to be advised Levels available: B1 and B2 Location: Sydney CBD (exact address emailed with convocation) Exam fee: AUD 360.00 How it works Registration deadline: registration closes when all places are filled or on the official deadline communicated by PLIDA Headquarters, whichever comes first. Convocation: email with exact time about two weeks beforehand. Documents to bring: the passport or ID used at enrolment. Payment: credit/debit card (non-refundable fee unless session is cancelled by the organisers.) N.B. If you are not a first-time PLIDA candidate, please do not submit this form and contact us, as the cost may be lower. FAQ What is PLIDA and why take it? PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) is the official Italian-language certificate issued by Società Dante Alighieri and recognised by the Italian Ministries of Foreign Affairs and Education. It covers all CEFR levels (A1–C2) and is accepted for university admission, work permits and, at B1 level, for Italian citizenship. Full details are on the official site: https://plida.dante.global Do I need a preparation course? A course is not compulsory, but we offer an intensive B1-level workshop that will help you master the exact exam format and timing. Search for the PLIDA Exam Preparation course on our Learn Italian page or paste this in your browser: https://www.dantealighieri.com.au/service-page/plida-exam-preparation How will I receive my results? As soon as your marks are formally recorded by the Central Office, you will receive an automatic email inviting you to log in to your personal area on dante.global to view them. The online portal replaces individual notifications, the centre does not send results to each candidate. How do I get my certificate? As soon as your scores are officially recorded, a digital certificate appears in your Personal Area, ready for download or printing. The personal data on the certificate are exactly those provided at enrolment. If you would like a hard-copy certificate, you can request one through your exam centre: the service costs €50 plus shipping. A PLIDA certificate is issued only if you pass all four skills (Listening, Reading, Writing and Speaking); partial passes do not generate a certificate. Can I ask for my score to be reviewed? No. All marks and any decisions taken by the PLIDA Headquarters are final and not open to appeal. What happens if I don’t pass? If you fail one or more of the four skills, you have 18 months from your first full-exam registration to retake only the skills you missed, while the scores you already passed remain valid. You may attempt the make-up tests as many times as you like within that window. After 18 months, all previous scores expire and you must sit the entire exam again. When you register for a partial retake, you pay only the fee for each individual skill, not the full-exam fee—the current rates are listed in the annual PLIDA circular. Contact Email: enquiries@dantealighieri.com.au Phone: 0452 159 803 (Mon–Fri, 10:00–17:00) Full Name (as in passport) Date and Place of Birth Nationality Passport / ID Number Email Phone Notes for the secretary Choose level * B1 B2 Standard correction time - AU$360 Urgent correction time - AU$395 Submit Thank you for your booking! PLIDA
- Giulia Clemente | Dante Sydney
Italian tutor, Giulia Clemente, will help you learning the language Giulia Clemente Tutor Book a class or lesson now... Bio Giulia has a Master’s Degree in Foreign Languages and Literatures and extensive experience in teaching Italian, as well as English and French. She can speak five languages (Italian, English, French, Spanish and Arabic) and has a deep understanding of the challenges and rewards of learning a new language. Giulia has taught in Italy, Australia and the United States to a variety of learners with different cultural and linguistic backgrounds and levels of proficiency. Her nurturing and empathetic nature make her a teacher who can engage and guide students in a humorous and safe environment. Giulia loves all things language-related and she will ensure that not only your language skills but also your cultural awareness are on point to fully embrace your journey through Italy. If you’d like to know more about our Italian lessons, email our courses’ convenor at enquiries@dantealighieri.com.au









