Qui Assisi... Qui Francesco. Attualità del pensiero francescano
- Silvana D'Intino

- 4 hours ago
- 7 min read

Sì, Francesco ancora ci parla. Dopo 800 anni, il suo pensiero è quanto mai attuale. Francesco ha cambiato la storia, il nostro modo di stare al mondo, e può farlo ancora oggi. Francesco è il Santo Patrono dell’Italia. Francesco ci identifica come popolo.
Sui quattro fronti del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma è scolpita a caratteri cubitali questa iscrizione: “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”.
Bene, se c’è qualcuno di cui abbiamo in abbondanza sono i Santi. Ne abbiamo talmente tanti che ce ne è uno per ogni paese e ogni chiesa; questo naturalmente non significa che siamo un popolo santo... ma che le fonti di ispirazione sono tante e le custodiamo, anche nel nome dei nostri figli. Ognuno ha il suo preferito, ogni paese ha il suo santo patrono e un po' per venerazione, un po' per tradizione, questo dà vita alle meravigliose feste popolari che animano tutta la penisola durante tutto l’anno. Reliquie e spoglie mortali non sono rare, ma tanto clamore quest’anno per Francesco ha il suo perché.
A 44 anni, otto secoli fa, nella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226 Francesco abbracciava “sorella morte” e il 16 luglio 1228, dopo appena 2 anni, veniva canonizzato da Papa Gregorio IX. Da quel momento... San Francesco. Santo subito.
Quest’anno le sue spoglie per la prima volta e solo per un mese, a marzo scorso, sono state espostepubblicamente ad Assisi. Per sostare un minuto davanti a Lui, mediante un complesso quanto perfettamente funzionante sistema di prenotazione e gestione sono passate, arrivando da Italia/Mondo, 750 persone ogni mezz'ora: le lunghe attese composte nella grande piazza si fanno silenziose appena varcata la soglia della basilica; qui si entra in un’altra dimensione, quella del cielo stellato blu e oro e degli affreschi della scuola di Giotto che ripercorrono sulle pareti tutta la sua vita, e mentre vi passiamo accanto, in fila, ci accompagnano da Lui.
Parlo in prima persona e al presente, come se fossi lì adesso, perché non l’ho immaginato né sentito raccontare... c’ero anch’io tra loro; è un’emozione che non passa, resta attuale come Lui.
Vi posso assicurare che quando mi sono trovata davanti a quelle ossa, ricomposte sulla nuda terra in una teca di cristallo, mi sono sentita interrogata sul presente. In quel momento ho sentito che la piccola statura dei suoi resti mortali si misurava con la grandezza dell’eredità trasmessa.
Una persona muore ma quello che ha detto continua a vivere, il bene che ha fatto diventa contagioso, il suo ricordo non resta nel passato ma prende carne nelle scelte di chi resta e da lì può nascere qualcosa di nuovo, un gruppo, una storia, un movimento, un cambiamento, nel caso di Francesco una vera rivoluzione. Una rivoluzione gentile attraverso scelte radicali e controcorrente.
In un’epoca impostata sulle gerarchie, Francesco e i frati scelgono di vivere come fratelli, tutti uguali, in una porzione di terra piccolissima (la “porziuncola”); la parola “frate” nasce così, inventata da Lui. Stabilisce per loro delle regole di vita essenziali e con quelle si presenta a Roma dal Papa Innocenzo XIII che riconoscendo in lui la figura capace di rinnovare la Chiesa gli accorda il permesso di praticarle e predicarle, quando fino ad allora potevano solo preti e monaci; in quel periodo, in cui la Chiesa parlava di diavolo, rogo e peccati, le prediche di Francesco erano invece spettacoli di strada gioiosi che parlavano di fratellanza e risvegliavano la parte migliore dell’uomo. In un’epoca in cui si discuteva se la donna avesse un’anima lui accoglie Chiara (poi Santa Chiara) e le Clarisse come sorelle, da pari a pari, donne che decisero liberamente il loro destino sottraendosi alla volontà paterna e ai ruoli imposti dallo schema sociale. Decidere da sé la propria vita contro le strategie della famiglia, in un ambiente aristocratico dove il matrimonio era alleanza e patrimonio, era una libertà impensabile.
Durante la quinta crociata Francesco parte e raggiunge i crociati in Egitto all’assedio di Damietta, non per combattere o benedire la guerra, ma nel tentativo di fermare la violenza e cercare una via di pace parlando del Vangelo sia ai cristiani che ai musulmani; rischiando la vita giunge al cospetto del Sultano Malik al-Kamil, nipote di Saladino, con cui parla a lungo: un primo esempio di dialogo interreligioso, il dialogo come atto di coraggio, ciò di cui oggi abbiamo bisogno per evitare un'escalation dei conflitti di idee o di interessi. Francesco propone così un modello di missione basato sulla parola e non sulle armi, un approccio rivoluzionario per l'epoca.
L’eredità del suo pensiero è concreta e sconfinata. La sua invenzione per incarnare la natività e farne esperienza viva, il presepe, la sua Betlemme nel borgo di Greccio, in quella notte del 24 dicembre 1223, ancora oggi è nelle case di tutto il mondo cristiano a Natale.
Nei suoi ultimi giorni di vita, ormai quasi cieco, compone una poesia usando la lingua volgare, quella del popolo, accessibile a tutti, con una metrica strutturata come una canzone, che diviene una preghiera cantata. Con il suo “Cantico delle creature” nasce il concetto di Lode, dopo di lui sono fiorite ovunque confraternite che componevano lodi e ancora oggi il Cantico viene rievocato con cori stupendi.
Uomo di riconciliazione in tempi difficili, ormai in fin di vita, aggiunge un’ultima strofa al Cantico, versi per la pace, che parlano alla coscienza di chi è in un conflitto. Il suo messaggio di fraternità è cosmico, si estende non solo agli animali ma a tutti gli elementi della natura, il sole, la luna, le stelle... persino “sorella morte” non gli fa paura, ma fa paura la morte seconda, quella dell’anima, di chi non muore in pace.
Francesco conduce così la società dell’epoca ad allargare lo sguardo oltre l’uomo, al creato che lo circonda, e i pittori iniziano ad inserire il paesaggio come sfondo quando ancora i soggetti si stagliavano su fondo piatto in oro.
Dante lo richiama in vari canti e lo pone nella Rosa dei Beati.
Il legame fraterno con tutte le creature e la pace interiore sono quindi i cardini del messaggio francescano, ma a causa dello stereotipo derivante dall’iconografia popolare più diffusa (S. Francesco che parla agli uccelli o stringe la zampa al lupo...) Francesco può essere facilmente percepito come una figura ascetica e svincolata dalla realtà. Tutt’altro!
Figlio di un ricco mercante, Francesco era più che mai esperto e consapevole dei meccanismi del guadagno, del modo di spenderlo sia per godersi la vita che per investire e farne altro; ma ebbe chiara la visione di un’economia diversa e il coraggio di attuarla spogliandosi di tutto, aprendo così ad una riflessione nuova sull’uso dei beni, sul valore delle relazioni e sulla circolazione della ricchezza.
Rileggendo la figura di Francesco non solo come protagonista della storia religiosa medievale, ci si accorge di come il pensiero francescano abbia avuto un ruolo nel trasformare l’idea stessa di economia: dalla rivalutazione della figura del mercante nel Medioevo fino alla nascita dei Monti di Pietà e all’attualità delle banche di comunità e delle forme di credito cooperativo, i frati hanno contribuito a promuovere un modello economico fondato sulla fiducia, sulla responsabilità e sull’investimento socialmente produttivo, opponendosi alla logica sterile dell’accumulo.
Il Papa che per primo ha scelto il suo nome, quale segno spirituale e politico, ha richiamato ad una chiesa più povera con gesti di sobrietà e un atteggiamento diverso dal rituale tradizionale, ma ha anche avviato una iniziativa concreta per mettere in moto un cambiamento che attualizzi l’eredità del modello francescano: “The Economy of Francesco" (EoF) è un movimento internazionale voluto da Papa Francesco che riunisce giovani economisti, imprenditori e agenti vari del cambiamento per ri-animare l’economia, nel senso di ridarle un'anima, ispirandosi a San Francesco.
Nel 2020, superando le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia, li ha riuniti quindi ad Assisi per costruire un nuovo modello di economia basato su fraternità, giustizia e sostenibilità. Un anno prima, invitandoli, aveva lanciato un’alleanza educativa globale: il “Global Compact on Education” con cui chiedeva a tutti di unire gli sforzi affinché l’educazione generasse pace, giustizia e accoglienza tra i popoli.
La conferenza ha visto ad Assisi la partecipazione di duemila economisti provenienti da 115 paesi differenti; poi, nel 2024, segue l’atto costitutivo della nuova Fondazione “The Economy of Francesco” con il compito di “far comprendere e diffondere un pensiero economico differente che racchiuda i valori di prossimità, circolarità, sussidiarietà, etica, fraternità ed equità. La Fondazione fa da centro di coordinamento muovendosi su tre principali aree di intervento: studio e ricerca; impresa e innovazione; formazione e cultura” (cit. Vescovo di Assisi, Pres.EoF). Fatti, non parole.
Papa Francesco ha lasciato il suo segno e lo ha reso indelebile conferendo l’incarico al Vescovo di Assisi e al comitato EoF di custodire il processo avviato. Un processo di cambiamento in comunione di intenti non solo tra quanti hanno la fede, ma tra tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, mirato a realizzare un'economia più giusta, inclusiva e sostenibile, centrata sul bene comune, la lotta alla povertà e la custodia del creato.
Sembra utopistico... ma è sotto gli occhi di tutti che è proprio questo di cui il mondo ha bisogno: pace e giustizia sociale sono i temi cardine delle sfide attuali per una convivenza più umana.
Ora facciamo il punto: dal “poverello di Assisi” che agli inizi del 1200 aveva preso una netta distanza dal denaro... si è arrivati nel 2020 ad “Economy of Francesco”. Per rendere comprensibile l’apparente paradosso non posso di certo cimentarmi io, ma mi è stato utilissimo ascoltare i contenuti del convegno “Francesco e l’economia” (nell’ambito della rassegna “Francesco ha gli occhi tuoi”, una tra le tante iniziative per l’ottavo centenario), che ha fatto spaziare la mia mente su concetti difficili, con relatori di altissimo livello ma un linguaggio alla portata di tutti (in pieno spirito di umiltà francescana…).
Ecco il link per rivedere l’incontro:
È un po' lungo, ma vi invito ad indossare le cuffie mentre fate altro che non occupi la mente e vi sorprenderete di come un’economia che serve l’uomo, e non il contrario, parta proprio da Francesco. Concretamente realizzabile e non solo astrattamente ipotizzabile.
In tutto ciò, Assisi fa da sfondo a questi ragionamenti e accoglie le folle nella sua compostezza senza trasformare tutto in fiera; con le sue case medievali, i vicoli, le piazze, le chiese, le botteghe, svetta sul paesaggio della campagna umbra e da secoli è simbolo e messaggio di un umanesimo della fraternità.
Questa volta non l’ho camminata tutta, non ho sostato, non ho assaggiato nulla, svegliata e partita presto per mettermi in fila sono rientrata a Roma la sera; questa volta sono andata ad Assisi solo per incontrare Francesco.
Per approfondire:
































Comments