Qui Roma... effetto Strega! “Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno scopo”
- Silvana D'Intino

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È domenica mattina, dopo aver attraversato la città mi trovo in un appartamento di Roma nord, quartiere Parioli, Via Fratelli Ruspoli 2, ultimo piano. Salgo insieme a un gruppo di giovani e in ascensore apprendo che sono della Scuola del Libro. Entro con loro e mi sento a casa, perché è una casa piena di libri... circa 25.000! Più che una biblioteca è un museo del libro in una casa, una casa museo. In soggiorno trenta sedie, ad accoglierci il presidente della Fondazione Bellonci che ci racconterà dove siamo e come tutto è cominciato.
È la casa di Goffredo e Maria Bellonci, lui giornalista, vent’anni più di Maria, fondatore della terza pagina letteraria, una formula tipica della cronaca letteraria italiana poi adottata da tutti gli altri giornali; lei scrittrice, esordisce con il suo primo romanzo vincendo il premio Viareggio. Non so quanti sappiano che il premio letterario più prestigioso d’Italia e tra i premi più importanti al mondo di fatto nasce a casa loro; da riunioni domenicali tra amici, che iniziano l’11 giugno del 1944; non una domenica qualunque, ma quella successiva all’ingresso delle truppe alleate a Roma, che il 4 giugno del 1944 viene così liberata dall’occupazione nazifascista. All’inizio le riunioni hanno lo scopo di riabbracciare gli amici che si erano dovuti rifugiare fuori Roma perché ebrei o perseguitati politici: De Benedetti, Moravia, Morante, e altri.
Dal diario di Maria: “Ora era arrivato il giugno 1944 e l’11 di quel mese avevamo cominciato a ritrovarci senza più nasconderci e dandoci appuntamento da una domenica all’altra” [...] “finito l’incubo gli amici continuarono a venire nel tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione. Prendiamo tutti coraggio da questo sentirci insieme”.
È questa la prima riunione di quelli che da allora in poi si definiranno “Amici della domenica”. Un gruppo di persone, di lettori e letterati, non solo scrittori ma anche artisti e umanisti, accomunati dal desiderio di rifondare la cultura letteraria italiana che era andata perduta negli anni della guerra.
Queste riunioni e lo spirito che le animava sono uno dei primi segnali della rinascita di Roma e del Paese e del desiderio diffuso nel ceto intellettuale di connotare la nuova Italia anche attraverso una ripresa della vita culturale.
Di salotti letterari ce ne sono vari a Roma in quegli anni e diventano presto delle istituzioni culturali dove si elabora la cultura dell’Italia post-fascismo. Un’Istituzione quindi tipicamente
romana che tiene insieme un tessuto di scrittori e artisti importanti. Roma all’epoca non era una capitale dell’editoria, i centri editoriali erano a Firenze, Milano e Torino, ma dal '45 diventa centro di elaborazione culturale, letteraria, pittorica, teatrale.
A Roma non esisteva neanche un premio letterario mentre ne erano già nati vari in tutta Italia, i più famosi Bagutta e Viareggio.
Pochi mesi dopo il referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani scelsero tra monarchia e repubblica ed anche il primo in cui il voto è stato esteso alle donne, tra questi amici maturò l’idea di dare vita ad un premio letterario di tipo nuovo, capace di riflettere il desiderio di rinascita di un’intera società attraverso una giuria “vasta e democratica”. Diversamente, quindi, da tutti gli altri premi letterari anche esteri (es. Goncourt in Francia, Pulitzer in America) in cui era una giuria ristretta a scegliere. Chi organizza la struttura del premio è Maria e lo fa proprio attenendosi alle norme del referendum.
Si era unito al gruppo anche un "giovane industriale attento e interessato alla cultura", Guido Alberti, titolare di un’azienda di Benevento, abile a coltivare relazioni con il mondo dello spettacolo. A Benevento preferisce Roma ove frequenta i caffè di Via Veneto e dove incontra Cardarelli e Flaiano che lo convincono a unirsi a loro. Quando nasce l’idea di un Premio viene naturale chiedere a lui di mettere il capitale come espressione di alleanza tra cultura e impresa; lui accetta e chiede che il premio si chiami come il prodotto premium dell’azienda di famiglia, il “Liquore Strega”, nato nel 1860 evocando un’antica leggenda che narra la città di Benevento quale ritrovo di tutte le streghe del mondo.
Questa è la storia; se volete riviverla con loro, Maria le ha dedicato un libro: “Il Premio Strega”. È il racconto di una sfida nata tra le mura di casa: ricostruire il Paese appena uscito dalla guerra, un libro alla volta. Il motto è: “Se la strega ha una scopa, la letteratura deve avere uno scopo”.
Quando nasce il Premio Strega l’Italia è un Paese analfabeta, solo il 15% della popolazione ha un’istruzione superiore alla quinta elementare e gran parte degli italiani in casa utilizza solo il dialetto per comunicare. Quando nel 1959 vince “Il gattopardo” sarà il primo best seller, arrivando a 600.000 copie nel primo anno, quando i lettori sono il 20% della popolazione.
Dal 1946 ad oggi, in questi ottant’anni, la storia del Premio ha accompagnato la Repubblica sin dalla sua nascita, e nelle opere che hanno partecipato ritroviamo i sentimenti e le tematiche che hanno attraversato nello stesso periodo la società italiana. Nel 2026 le due storie parallele si incontrano: mentre l’Italia celebra gli ottant’anni della Repubblica, il mondo letterario celebra l’ottantesima edizione del Premio Strega.
Maria e Goffredo non abitano più qui... ma tutto di loro è custodito: i libri, le foto, il pensiero e soprattutto le conseguenze, perché non finisce qui. Maria è stata l’anima visionaria del Premio, nel 1986 la convincono a partecipare con il suo “Rinascimento privato” e muore vincitrice postuma a 83 anni. Nello stesso anno per iniziativa dell’amica rimasta a fianco di Maria fino all’ultimo, Anna Maria Rimoaldi, segretaria, collaboratrice nonché esecutrice testamentaria, nasce la Fondazione Bellonci.
Dapprima proseguirà in affitto, fin quando negli anni Novanta la casa viene acquistata dal Comune di Roma che la dona alla fondazione, vincolata dal Ministero dei Beni Culturali come di eccezionale valore culturale sia per il contenuto di libri e quadri sia per la sua funzione.
La fondazione organizza annualmente il Premio Strega e svolge un’intensa attività di diffusione della letteratura italiana contemporanea, specialmente nelle scuole, è promotrice di numerose iniziative culturali in Italia e all’estero con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e letterario del nostro Paese. L’intera biblioteca è visitata da studiosi ed è consultabile in modalità OPAC (Online Public Access Catalogue). In seguito, al premio di narrativa italiana si sono aggiunti il Premio Europeo, il Premio Ragazze e Ragazzi, il Premio Poesia e infine il Premio Saggistica.
La casa è stata restaurata, ma la posizione dei libri è quella originaria di come li hanno disposti Maria e Goffredo. Ci sono i loro oggetti, la poltrona, la scrivania, la macchina da scrivere, i quadri e quelli più che mai pubblici: la leggendaria lavagna su cui veniva registrato con il gesso il punteggio dei cinque finalisti e la storica urna di votazione, in cartone, decorata dall’illustratore Mino Maccari con l’immagine di una strega e il motto.
L’urna di cartone verrà utilizzata per più di trenta anni, fino al 1980, poi subentrerà la votazione telematica. Nel 2016, nasce il progetto “Streghe d’artista” per la realizzazione di un nuovo manifesto del premio ogni anno, con i migliori illustratori italiani che si ispirano liberamente al disegno di Mino Maccari sulla prima urna.
Il rito prevedeva che il vincitore firmasse l’urna e ricevesse insieme al premio in denaro una bottiglia di Liquore Strega da cui bere direttamente un sorso. Il prestigio dello Strega non si spiega solo con i dati di vendita dei suoi vincitori, ma anche con la forza identitaria di un rito collettivo inalterato nel tempo.
La procedura è sempre la stessa: ogni amico della domenica può proporre un libro, non c’è limite al numero di amici. Il comitato direttivo fa la prima cernita di dodici, poi a giugno tutti votano per selezionare i cinque finalisti. La proclamazione della cinquina si tiene sempre al Teatro Romano di Benevento, città dell’industria Alberti. La votazione finale e lo spoglio delle schede inizialmente avvenivano all’Hotel de la Ville, in Via Sistina, dove venivano trasportate l’urna e la lavagna per il conteggio, e avveniva lì la proclamazione del vincitore. Da quando “Il Gattopardo” vinse il premio, la Rai iniziò a seguirlo in diretta, arrivò anche la stampa, alla lavagna a scrivere i voti c’erano sempre personaggi dello spettacolo (teatro, cinema, TV). Con la notorietà l’hotel non fu più sufficiente, all’inizio i votanti erano circa 150 ma già nei primi anni Sessanta sono 400 e la votazione si sposta al ninfeo di Villa Giulia.
Quest’anno la serata finale si terrà eccezionalmente in Campidoglio per sottolineare il rapporto speciale che lo Strega ha con Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, riaffermando così il legame profondo con la sua storia culturale e civile.
Oggi i votanti sono 800 comprese le istituzioni culturali all’estero (ognuna conta come 1 voto, attribuito con votazione interna). Tra questi anche la nostra Dante Alighieri Society di Sydney è chiamata a votare in quanto Presidio Letterario e anche quest’anno organizza un evento dedicato alla cinquina finalista presso l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney. Non perdetevi quello per l’ottantesimo anniversario che avverrà l’11 giugno prossimo, potrete seguirne la diretta ovunque vi troviate, anche a cavallo di fuso! E poi magari iscrivervi al nostro circolo di lettura “LibrInsieme” per appassionati di letteratura contemporanea in lingua italiana, che si riunisce online ogni 15 giorni per discutere dei libri emergenti.
Lascio a malincuore questo luogo leggendario, questo spazio capace al contempo di una dimensione pubblica e privata; da architetto apprezzo che un ambiente progettato si lasci trasformare dalla presenza delle persone. Maria e Goffredo hanno scelto questa casa perché aveva lunghe pareti per accogliere i libri e ampie terrazze per accogliere gli amici della domenica.
Fuori c’è il sole e ci disperdiamo tutti, ognuno nella propria domenica. Ma ci sarà un’altra domenica in cui torneremo qui per ascoltare come il Premio si interseca con i meccanismi editoriali contemporanei, risultando anche indicatore degli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, come per i lettori stessi può diventare una guida nella narrativa contemporanea di cui è un vero e proprio serbatoio.
Interessante vedere come il mondo dell’editoria dentro cui si muove il Premio al contempo lo muova, in una danza a due in cui l’”effetto Strega” opera la seduzione... e il lettore leggerà ad occhi chiusi. È un modo di dire che sembra un paradosso, ma è così, perché molti comperano il libro premiato senza neanche sapere cosa e chi stanno per leggere: se ha vinto il premio Strega... va fatto!
Il premio della Prima edizione, vinta da Flaiano (“Tempo di uccidere”), ammontò a 200.000 lire, che in quel momento di povertà collettiva significava un concreto sostegno allo scrittore; oggi è di 5.000 euro, ma il vero premio è “l’effetto Strega” che aumenta finanche del 1.000% in più le vendite. Vincerlo è una svolta. Per gli autori genera un meccanismo inarrestabile, portandoli sulla scena internazionale con traduzione in più lingue e sullo schermo con trasposizioni cinematografiche.
Un’altra domenica ancora attraverso Roma, di nuovo, e di nuovo quella dimensione ambivalente tra pubblico e privato mi si ripresenta, questa volta capovolta: una casa in un museo. Sono al MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma), dove è stata dedicata una mostra all’anniversario del Premio Strega: lungo il perimetro della sala si snoda sulle pareti una pellicola ininterrotta di fotogrammi dal 1944 al 2025 che riavvolge il nastro di tutta la storia.
Al centro della sala un box che ricostruisce gli ambienti domestici in cui è nato il Premio, quasi un diorama di casa Bellonci... e qui ritrovo tutto quello che ho visto in Via Fratelli Ruspoli 2: la poltrona, la macchina da scrivere, i quadri, l’urna e la lavagna; solo adesso comprendo appieno l’esclusività di quella domenica mattina nel poterli guardare al loro posto. Sulle pareti esterne del box rivedo parte di quei libri in una ideale biblioteca dei 79 libri premiati fino ad oggi, c’è anche il 2026... ma è uno spazio sospeso: l’appuntamento è l’8 luglio in Campidoglio per conoscere l’ottantesimo vincitore!
Ottocento votanti, una dozzina, una cinquina, un vincitore e tantissimi lettori.
Ottanta anni e non finisce qui.
Per saperne di più:

































































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