Angolo della Poesia: Mario Luzi, "Le ultime parole di Antigone"

Care amiche e cari amici, oggi vi accompagno con piacere a fare la conoscenza di Mario Luzi, nato a Sesto Fiorentino nel 1914 e morto nel 2005, pochi mesi dopo essere stato nominato senatore a vita.
Luzi è stato uno dei grandi poeti italiani del Novecento, una figura centrale dell’Ermetismo fiorentino e, allo stesso tempo, uno degli autori che più radicalmente hanno trasformato quella stagione. La sua poesia parte da una lingua alta, rarefatta, concentrata sul mistero dell’esistenza, e negli anni si apre sempre di più alla storia, al dialogo, al conflitto, alla materia instabile del presente. La parola, per Luzi, nasce nel confronto tra voci diverse, registra una coscienza mentre cerca di comprendere ciò che le accade.
Il teatro occupa un posto importante in questa ricerca. A Luzi interessa il momento in cui una voce prende corpo e diventa posizione morale, responsabilità, resistenza. Nella raccolta "Parlate", pubblicata da Interlinea nel 2003, affida la parola a personaggi collocati davanti a una frattura della storia o della coscienza. Tra loro compare una moderna Antigone.
Di Antigone avevo scritto anch’io qualche tempo fa, in occasione della rappresentazione della tragedia di Sofocle al Teatro Greco di Siracusa. È uno dei personaggi più sconvolgenti che la cultura occidentale ci abbia consegnato. Una ragazza giovanissima che si oppone al decreto di Creonte e seppellisce il fratello Polinice, sapendo che quel gesto le costerà la vita. Non agisce perché ignori la legge. La conosce perfettamente e decide che esiste un limite oltre il quale obbedire significa tradire qualcosa di essenziale.
Nella poesia di Luzi, Antigone ha già oltrepassato quel conflitto. Creonte può condannarla, imprigionarla, sottrarle il futuro. Lei gli risponde annunciando una forma di esistenza sulla quale il sovrano non possiede alcuna autorità:
Non mi avrai, Creonte,
né domata né persuasa.
Luzi sceglie due verbi precisi. "Domare" appartiene alla forza: spezzare una volontà, renderla docile. "Persuadere" riguarda il consenso: portare qualcuno a riconoscere come giusta la ragione di chi comanda. Creonte fallisce in entrambi i casi. Può ottenere l’obbedienza del corpo soltanto uccidendolo; non riesce a conquistare la coscienza di Antigone e non riesce a trasformare la propria violenza in una verità condivisa.
Da quel momento la prigionia cambia luogo. Antigone annuncia che entrerà nel recinto di Creonte, si insinuerà nei suoi pensieri, nel sonno, nel midollo delle sue decisioni. Il sovrano aveva stabilito chi dovesse rimanere fuori dalla città, fuori dalla legge, perfino fuori dal diritto alla sepoltura. Ora sarà lui a non poter più difendere i propri confini. La persona che voleva cancellare abiterà la parte più segreta del suo potere.
L’immagine più esatta scelta da Luzi è quella della lima. Antigone sarà per Creonte una lima di dubbio e di rimorso. La lima non abbatte con un colpo e non produce un gesto spettacolare. Consuma lentamente. Intacca la superficie compatta delle convinzioni, apre un’incrinatura, continua a lavorare anche quando nessuno la vede. Il dubbio diventa la vendetta più rigorosa contro un potere che si ritiene infallibile, perché lo obbliga a convivere con la possibilità di avere torto.
Antigone non vuole essere ricordata. Il ricordo potrebbe essere celebrato, neutralizzato, trasformato in monumento. Lei promette un’azione continua. Sarà presente ogni volta che Creonte compirà un gesto di arbitrio, ogni volta che chiamerà legge la propria volontà, ogni volta che cercherà nel ruolo che ricopre l’assoluzione per ciò che ha fatto. La sua voce non gli permetterà più di coincidere interamente con l’immagine che ha di sé.
Il potere di Creonte dipende dalla possibilità di pronunciare l’ultima parola. Luzi lascia quell’ultima parola ad Antigone. La condannata esce dalla scena, ma porta con sé la certezza del sovrano. Da quel momento ogni sua decisione conterrà anche la voce che aveva tentato di sopprimere.
Mai ti libererai di me.
LE ULTIME PAROLE DI ANTIGONE
Non mi avrai, Creonte,
né domata, né persuasa.
Ti sguscerò tra le ombre
dei pensieri, troverai
la spada
dei miei implacabili argomenti
conflitta nel midollo
delle tue risoluzioni,
sarò entrata dentro il tuo recinto.
Mi avrai come una lima
di dubbio e di rimorso,
nel sonno
e in ogni gesto di arbitrio e di potere.
Mai ti libererai di me.
Mario Luzi, Le ultime parole di Antigone, da "Parlate", Interlinea, 2003.




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