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Ottant’anni di Repubblica italiana: una promessa di libertà


Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, l’Italia si scopriva Repubblica. Fu una scelta fondativa, ma anche un atto di consapevolezza collettiva: dopo la guerra, le rovine, la dittatura e le ferite morali del Paese, gli italiani e le italiane furono chiamati a immaginare insieme un nuovo inizio. In quella giornata memorabile si affermò non soltanto una nuova forma di Stato, ma un’idea più alta di cittadinanza, di partecipazione e di dignità condivisa.


Tra i significati più profondi di quella svolta vi è l’estensione del voto alle donne, passaggio che aprì simbolicamente e concretamente la strada al suffragio universale. Non possiamo pertanto non rivolgere un pensiero di gratitudine alle ventuno donne dell’Assemblea Costituente, protagoniste di una presenza discreta ma decisiva nella nascita della Repubblica. Con sensibilità, rigore e coraggio, portarono in Parlamento l’esperienza concreta della vita, della famiglia, del lavoro, della guerra e della ricostruzione, contribuendo a orientare i principi costituzionali verso una più piena idea di uguaglianza e di dignità. La loro voce, spesso minoritaria nei numeri ma fortissima nel valore civile, ha lasciato un segno duraturo nella storia italiana.


La Repubblica nacque così sotto il segno della speranza e della responsabilità. Due anni più tardi, la Costituzione ne avrebbe fissato i principi, offrendo all’Italia una trama comune di valori: il lavoro, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà, il ripudio della guerra. Ancora oggi la Carta costituzionale appare come una pagina viva, non come un reperto del passato, perché continua a custodire l’orizzonte morale della convivenza democratica.


Ma la storia repubblicana non è stata lineare né pacifica. In questi ottant’anni la democrazia italiana ha attraversato stagioni difficili, talvolta dolorose: le tensioni del dopoguerra, le contrapposizioni ideologiche della Guerra fredda, il terrorismo, le stragi, la violenza mafiosa, le crisi istituzionali, la sfiducia diffusa verso la politica. Più volte la tenuta democratica è apparsa fragile, esposta alla prova dei conflitti interni e delle ferite collettive. Eppure, proprio nelle fasi più buie, la Repubblica ha saputo trovare in sé le energie per resistere, ricomporsi e rinnovarsi.


Dentro questo lungo cammino civile si colloca la figura di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica e testimone autorevole della continuità istituzionale italiana. La sua storia personale porta il segno di una delle ferite più profonde del Paese: l’uccisione del fratello Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, assassinato dalla mafia nel 1980 per il suo impegno rigoroso e innovatore. Quel lutto, che appartiene alla storia privata e insieme alla memoria pubblica dell’Italia, ha dato alla sua presenza istituzionale un valore ancora più forte: quello di una fedeltà sobria e tenace ai principi della legalità, della misura e del servizio.


Celebrarne gli ottant’anni significa dunque rendere omaggio non soltanto a una data, ma a un percorso umano e civile che ha trasformato profondamente il Paese. La Repubblica italiana è stata, ed è ancora, una costruzione paziente: fatta di conquiste, di memorie, di lutti, di cadute e di rinascite, di diritti affermati e di libertà difese. È una storia che appartiene a tutti, ma che domanda a ciascuno di essere custodita con consapevolezza.


E forse è proprio qui il senso più autentico di questo anniversario: ricordare che la democrazia non è mai un’acquisizione definitiva, ma una realtà viva, da proteggere e alimentare ogni giorno. Ottant’anni dopo, la Repubblica continua a dirci che il futuro non nasce dal caso, bensì dalla responsabilità condivisa di una comunità che ha scelto, e deve continuare a scegliere, la libertà.


Concetta Cirigliano Perna AM


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Eighty Years of the Italian Republic: A Promise of Freedom


Eighty years ago, on 2 June 1946, Italy discovered itself to be a Republic. It was a foundational choice, but also an act of collective awareness: after the war, the devastation, the dictatorship and the country’s moral wounds, Italians were called upon to imagine a new beginning together. On that memorable day, not only was a new form of State affirmed, but also a higher idea of citizenship, participation and shared dignity.


Among the deepest meanings of that turning point was the extension of voting rights to women – a step that symbolically and concretely opened the way to universal suffrage.


We cannot therefore fail to express our gratitude to the twenty-one women of the Constituent Assembly, whose discreet yet decisive presence shaped the birth of the Republic. With sensitivity, rigour and courage, they brought into Parliament the concrete experience of life, family, work, war and reconstruction, helping to guide constitutional principles towards a fuller idea of equality and dignity. Their voices, often a minority in number but extraordinarily powerful in civic value, left a lasting mark on Italian history.


The Republic was thus born under the sign of hope and responsibility. Two years later, the Constitution would enshrine its principles, offering Italy a shared framework of values: work, equality, freedom, solidarity and the rejection of war. Even today, the Constitution appears as a living document rather than a relic of the past, because it continues to safeguard the moral horizon of democratic coexistence.


Yet the history of the Republic has not been linear or peaceful. Over these eighty years, Italian democracy has passed through difficult and at times painful periods: the tensions of the post-war years, the ideological divisions of the Cold War, terrorism, massacres, mafia violence, institutional crises and widespread distrust towards politics. More than once, democratic stability appeared fragile, exposed to the strain of internal conflict and collective wounds. And yet, precisely in its darkest moments, the Republic found within itself the strength to resist, recover and renew itself.


Within this long civic journey stands the figure of Sergio Mattarella, President of the Republic and an authoritative witness to the continuity of Italian institutions. His personal story bears the mark of one of the country’s deepest wounds: the murder of his brother Piersanti Mattarella, President of the Sicilian Region, assassinated by the mafia in 1980 because of his rigorous and reform-minded commitment. That loss, belonging both to private history and to Italy’s public memory, has given his institutional role an even greater significance – that of a sober and steadfast fidelity to the principles of legality, restraint and service.


To celebrate these eighty years therefore means paying tribute not merely to a date, but to a human and civic journey that has profoundly transformed the country. The Italian Republic has been, and still is, a patient construction: shaped by achievements, memories, mourning, setbacks and rebirths, by rights affirmed and freedoms defended. It is a history that belongs to everyone, yet one that asks each of us to safeguard it with awareness.


And perhaps this is the truest meaning of this anniversary: to remember that democracy is never a definitive achievement, but a living reality to be protected and nourished every day. Eighty years on, the Republic still reminds us that the future is not born by chance, but through the shared responsibility of a community that chose, and must continue to choose, freedom.


Concetta Cirigliano Perna AM

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